Associazione culturale Tectiana,   ricerche storiche  per  un contributo alla memoria della Valdera e per la valorizzazione dei beni culturali   

Volontariato per la cultura locale

Le antiche campane in valdera e nella Diocesi di Volterra
PECCIOLI
LAJATICO
DATABASE CAMPANE MEDIEVALI
GRAFICI
 
 
 
 
 
 
HOME
CONTATTI
 

 

 

 

 

 

    

    

La più antica campana della Valdera

Note storiche sulla campana vecchia nel campanile di Peccioli  

 

 

La campana di Gerardus

 

 

 

Tra gli oggetti d’arte catalogati[1] e appartenenti alla Chiesa di San Verano[2] vi sono comprese anche le campane poste sulla torre del Bellincioni[3], tra queste  ce n’è una  datata all’anno 1266, che è quindi una delle più antiche  della provincia di Pisa[4], e sicuramente la più vetusta, tra quelle conosciute, in valdera[5]. La campana, di dimensioni ragguardevoli, è alta 100 cm e larga 90 nella parte inferiore (labbro), la parte superiore è dotata di  maniglione (corona) a sei anse, il peso, calcolato in base alle dimensioni, dovrebbe aggirarsi intorno ai 1000 kg. Questa antica campana si presenta nella sua forma più allungata, rispetto a quelle moderne, caratteristica dei sacri bronzi fusi prima del 1400[6]. La decorazione esterna è costituita da alcune rigature in rilievo che attraversano la campana nella sua circonferenza, due appena sopra il labbro, quattro nella parte superiore, le quali racchiudono una iscrizione latina su due righe a caratteri misti in capitale e onciale[7], preceduta ognuna da una croce bizantina, nella prima riga (in alto) si legge: +GERARDUS-ME-FECIT-TPR-PPOSITI-VENTRILII-A-D-M-CC-LXVI, nella seconda riga in caratteri simili ma più piccoli: +MENTE-SCAM-SPOTANEA-AD-ONOREM-DEI-PATRIS-LIBATOE-  il primo rigo può essere così trascritto: “Gerardus me fecit tempore prepositi Ventrilii anno Domini MCCLXVI”, e ci fornisce indicazioni rispettivamente sul nome del fonditore, il nome del committente, e l’anno della fusione. Il secondo  può essere così sciolto: “mentem sanctam spontaneam ad onorem Dei et patrie liberationem[8]” il quale non è altro che l’epitaffio di S. Agata[9] e non ci fornisce indicazioni particolari, dato che si tratta di una formula ripetitiva scritta su molte altre campane.

L’autore di questo bronzo, ossia il fonditore, è indicato chiaramente nell’epigrafe,  certo Gerardus, il quale risulta essere un rappresentante di una delle numerose botteghe di “campanai” presenti a Pisa nel medioevo[10]. La nostra campana è una delle più antiche in cui sia riportato il  nome di questo fonditore,  la sua bottega è documentata  in fonti di archivio[11] e dal 1252  ha prodotto campane firmate dallo stesso Gerardo e dai suoi figli, Giovanni e Bencivenni di Gherardo[12] che hanno continuato la produzione separatamente[13].  Una campana attribuibile a Gerardo è posta nel campanile di Santa Maria dei Galletti a Pisa, ed è datata 1314[14], un’altra del 1333 è nel campanile di San Martino, fusa da Andreas et Gherardus[15], Andreas faceva parte di un’altra famosa bottega pisana, quella di Guidotto suo padre e di Bartolomeo suo nonno. Sempre a Gerardo è attribuita una campana posta nel campanile di San Martino a  Scarlino in provincia di Grosseto[16], L’iscrizione “Gerardus Pisano me fecit”, non darebbe spazio a dubbi sull’artefice, ma la data, (1340) crea il problema che non si tratti dello stesso Gerardus, fonditore della campana Pecciolese. A nutrire ancor più questa incertezza vi è la campana con la medesima firma conservata nel museo diocesano di Volterra[17] e datata 1349.  L’ipotesi più semplice per sciogliere il dubbio, è quella di pensare  alla tradizione, peraltro comune, di dare ai figli i nomi dei padri e dei nonni, è quindi possibile che il “Gerardus Pisano” fonditore della campana di Volterra sia il figlio di Bencivenni o di Giovanni di Gherardo. E’ piuttosto improbabile invece che il problema sia dovuto al fatto che la famiglia di fonditori  abbia mantenuto per tre generazioni il nome originario della bottega[18].    Una risposta a questo problema potrà essere data solo alla fine della ricerca tuttora in corso.

Non siamo riusciti invece a reperire nessuna informazione riguardante il committente, il “Proposto Ventrilio”, che è stato titolare della Chiesa di Peccioli in un periodo di scontri tra la fazione guelfa e Ghibellina. Peccioli  nel 1266 si trovava sotto l’egemonia di Pisa, ma pochi anni dopo (1284) una sollevazione popolare in chiave antipisana la portò sotto la tutela dei Guelfi fiorentini con il consenso anche  del Vescovo di Volterra, Ranieri degli Ubertini[19].

La campana “vecchia” è attualmente posizionata sul primo ordine del campanile nella cella rivolta verso sud, non è provvista di mozzo, dato che non può suonare a causa di una lesione lunga circa 20 cm proprio dove il bronzo è consumato dal battaglio, ed è  appesa ad una grappa in ferro murata direttamente sull’architrave della cella.

Originariamente la nostra campana era collocata sul precedente campanile romanico, e come possiamo leggere in una memoria del 1895, scritta dall’allora proposto Manetti[20],   indicava con il suo suono il mezzodì,  quando le altre vecchie campane furono fuse per adattarle al nuovo campanile, quella fu lasciata come memoria storica, essendo stata fusa nel molti secoli prima[21]

  Andrea Bertini, Francesca Papini



[1] Il catalogo dei beni della chiesa di San Verano è stato redatto nel 2005 da questa associazione.

[2] L’unica campana posta sul campanile che non è di competenza della chiesa è quella delle ore del quale si occupa il comune.

[3] Architetto Bellincioni progettista del campanile di Peccioli.

[4] Cfr. G.Lera, M. Lera “Sulle vie del primo giubileo”, Arti grafiche Amilcare Pizzi s.p.a. Cinisello Balsamo, Milano 1998, Cassa di risparmio di Lucca spa. Unico ampio  censimento  delle campane antiche nella provincia di Pisa, eseguito da Guglielmo e Marcello Lera.

[5] L’unica campana antica anteriore al 1400 di cui si ha notizia è nella torre dell’orologio a Lajatico.

[6] Dal XV secolo le campane iniziano a subire modifiche proporzionali grazie al risultato di alcuni studi sul timbro acustico. G.Lera, M. Lera, op.cit.

[7] Alcuni caratteri come la D e la M sono in onciale, altri sono in Capitale, questa caratteristica epigrafica è riscontrabile in ambito pisano su molte altre iscrizioni a partire dal XI secolo. Si veda in proposito la Tesi di laurea discussa nel dicembre 1994 presso l’università “La Sapienza” di Roma da Francesca Zagari.

[8] La formula varia e in alcuni casi, come quello pecciolese, si trova scritto “Patris” (padre)invece di “Patrie” (patria), è probabile che si tratti di uno dei numerosi errori di interpretazione della Locuzione Agatiana

[9] Locuzione Agatiana. Questa iscrizione fu comune dal XIII secolo in poi a molte campane italiane, e non è di facile interpretazione, si leggeva sul sepolcro della Santa e secondo la leggenda l’avrebbe incisa un angelo sulla pietra.

[10] Pisa nel medioevo era uno dei centri maggiori per la produzione di campane, e per la fusione del bronzo in generale, avendo mantenuto questa arte grazie anche ai rapporti commerciali che questa città aveva con il mondo bizantino. Si conoscono numerose campane realizzate da fonditori pisani, a Lucca, Roma, Parma, Firenze, Perugia, Assisi, tutte datate intorno al XIII-XIV secolo.

[11] R. Giorgetti, “campane e fonditori in Toscana”, Arti grafiche Nencini, Poggibonsi, 2005, pagg. 222,223. L’autore riporta per intero un documento dell’ASP, Opera del Duomo, filza n° 36, Contratti di Andrea Giovanni Gerardi da Castiglia 1393.

[12] D.Corsi, Maestri campanai pisani attivi in Lucca nei secoli XIII e XIV, in “Bollettino storico pisano”, XLII (1973)

[13] G.Lera, M. Lera, op.cit. A Bencivenni di Gerardo sono attribuite ben 4 campane solo a Lucca, a Giovanni di Gerardo 4 a Pisa e 1 a Lucca

[14] G.Lera, M. Lera, op.cit. “GERARD. C. ME FECIT”

[15] G.Lera, M. Lera, op.cit. “ANDREAS ET GHERARDUS ME FECERUT (fecerunt)”

[16] R. FRANCOVICH, In margine ad alcune iscrizioni di Scarlino, p. 75, nota n°- La chiesa tardo-settecentesca conserva anche una campana dove il Cardarelli (Archivio cit.) ha potuto leggere: «+ Mentem Santam spontaneam in honorem Deo et patrie libertatis oremus- e presbitero Laio, Lemmo Bindi, Ugo Giannati  operarii, Nino Xaccio Pot — MCCCXXXX — Gerardus me fecit». Il Cardarelli ricorda inoltre la presenza di uno scudetto ornato con un’aquila e la stella a otto punte, lo stemma scarlinese quindi affiancato a quello pisano. Probabilmente si tratta del riuso di una campana proveniente da una delle chiese scarlinesi, che oggi non conservano più alcuna campana medievale. Un tentativo di verifica in luogo si è dimostrato inutile senza la previsione di un’impalcatura intorno al campanile di San Martino.

[17] La campana è tuttora conservata nel museo diocesano e reca la firma del fonditore “ Gerardus Pisano me fecit”

[18]  I figli di Gerardo I (fonditore della campana Pecciolese), hanno lavorato separatamente.Vedi nota 12.

[19]  “Dizionario geografico storico fisico della Toscana” di E.Repetti, vol.VI art. “Peccioli”

[20] “Benedizione delle campane” in “Obblighi della Pia Eredità del fu Proposto Manetti” Archivio Parrocchiale Peccioli

Memoria 1895 Nella mattina del Sabato 26 Ottobre 1895 sotto il loggiato della chiesa della Madonna del Fosso fu solennemente eseguita la benedizione delle quattro nuove campane da sua Eccellenza Monsignor Alessandro Sanminiatelli Arcivescovo ... e uditore della  ... Camera Apostolica, previa delegazione di Monsignor Vescovo di Volterra Giuseppe Galli. (...) Terminata la benedizione furono trasportate le campane nella piazza, ed ivi alla presenza di popolo innumerevole e festante furono collocate nei finestrozzi, senza che niente di sinistro avvenisse, e di cio siano rese grazie al Signore. Stante il tempo piovoso la collocazione delle campane fu eseguita il dì successivo alla domenica 27 ottobre in cui si celebrava il patrono San Verano. Non si puo descrivere la gioia onde fu inondato il cuore di tutti, quando per la prima volta si udì il suono giulivo di queste campane, da tanti anni e con tanti voti sospirate.

La prima campana fu benedetta in onore del SS Crocifisso, la seconda a Maria SS Assunta in Cielo, la terza al patrono nostro San Verano, la quarta (piccola) al Patriarca San Giuseppe. La vecchia campana con la quale previa indicavasi il mezzodì fu ragionevolmente lasciata come ricordo storico, essendo stata fusa nel 1380, come rilevassi da una iscrizione incisa  in detta campana. Le altre tre vecchie campane di suono poco armonioso e discorde, furono fuse, previo consenso del regio ispettorato dei monumenti antichi. La più antica di esse datava dal 1607, le altre due nel secolo posteriore a questo (...).

 

[21] L’anno 1380 è con molta probabilità errato e la memoria fa riferimento sicuramente alla campana in oggetto datata 1266. Altrimenti dovremmo pensare all’esistenza di un’altra campana antica di cui si sono perse le tracce.

 

 

 

 


 

 

 

 

La corona o maniglia

 

Il battaglio con il correggiolo di cuoio ancora intatto

 

La sistemazione della vecchia campana 

 

La frattura nella campana vecchia

 

La campana di Gerardus nel campanile di San Martino a Scarlino (GR)

 

 

  

 È vietata la riproduzione, anche parziale, delle pagine di questo sito salvo richiesta agli autori. Gli Enti e le persone dei quali sono pubblicati testi e/o immagini possono, invece, farne l'uso che ritengono più opportuno