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La più antica campana della Valdera
Note
storiche sulla campana vecchia nel campanile di Peccioli

La campana di Gerardus
Tra gli oggetti d’arte
catalogati
e appartenenti alla Chiesa di San Verano
vi sono comprese anche le campane poste sulla torre del Bellincioni,
tra queste ce n’è una
datata all’anno 1266, che è quindi una delle più antiche
della provincia di Pisa,
e sicuramente la più vetusta, tra quelle conosciute, in valdera.
La campana, di dimensioni ragguardevoli, è alta 100 cm e larga
90 nella parte inferiore (labbro), la parte superiore è dotata di maniglione (corona) a sei anse, il peso, calcolato in base
alle dimensioni, dovrebbe aggirarsi intorno ai 1000 kg. Questa antica
campana si presenta nella sua forma più allungata, rispetto a quelle
moderne, caratteristica dei sacri bronzi fusi prima del 1400.
La decorazione esterna è costituita da alcune rigature in rilievo che
attraversano la campana nella sua circonferenza, due appena sopra il
labbro, quattro nella parte superiore, le quali racchiudono una
iscrizione latina su due righe a caratteri misti in capitale e onciale,
preceduta ognuna da una croce bizantina, nella prima riga (in alto) si
legge: +GERARDUS-ME-FECIT-TPR-PPOSITI-VENTRILII-A-D-M-CC-LXVI, nella
seconda riga in caratteri simili ma più piccoli: +MENTE-SCAM-SPOTANEA-AD-ONOREM-DEI-PATRIS-LIBATOE-
il primo rigo può essere così trascritto: “Gerardus me
fecit tempore prepositi Ventrilii anno Domini MCCLXVI”, e ci
fornisce indicazioni rispettivamente sul nome del fonditore, il nome del
committente, e l’anno della fusione. Il secondo
può essere così sciolto: “mentem sanctam spontaneam ad
onorem Dei et patrie liberationem” il quale non è
altro che l’epitaffio di S. Agata
e non ci fornisce indicazioni particolari, dato che si tratta di una
formula ripetitiva scritta su molte altre campane.
L’autore di questo
bronzo, ossia il fonditore, è indicato chiaramente nell’epigrafe, certo Gerardus, il quale risulta essere un rappresentante di
una delle numerose botteghe di “campanai” presenti a Pisa nel
medioevo.
La nostra campana è una delle più antiche in cui sia riportato
il nome di
questo fonditore, la sua
bottega è documentata in
fonti di archivio
e dal 1252 ha prodotto campane firmate dallo stesso Gerardo e dai suoi
figli, Giovanni e Bencivenni di Gherardo
che hanno continuato la produzione separatamente.
Una campana attribuibile a Gerardo è posta nel campanile di
Santa Maria dei Galletti a Pisa, ed è datata 1314,
un’altra del 1333 è nel campanile di San Martino, fusa da Andreas et
Gherardus,
Andreas faceva parte di un’altra famosa bottega pisana, quella di
Guidotto suo padre e di Bartolomeo suo nonno. Sempre a Gerardo è
attribuita una campana posta nel campanile di San Martino a
Scarlino in provincia di Grosseto,
L’iscrizione “Gerardus Pisano me fecit”, non darebbe spazio a
dubbi sull’artefice, ma la data, (1340) crea il problema che non si
tratti dello stesso Gerardus, fonditore della campana Pecciolese. A
nutrire ancor più questa incertezza vi è la campana con la medesima
firma conservata nel museo diocesano di Volterra e datata 1349.
L’ipotesi più semplice per sciogliere il dubbio, è quella di
pensare alla tradizione,
peraltro comune, di dare ai figli i nomi dei padri e dei nonni, è
quindi possibile che il “Gerardus Pisano” fonditore della campana di
Volterra sia il figlio di Bencivenni o di Giovanni di Gherardo. E’
piuttosto improbabile invece che il problema sia dovuto al fatto che la
famiglia di fonditori abbia
mantenuto per tre generazioni il nome originario della bottega.
Una risposta a questo problema potrà essere data solo alla fine
della ricerca tuttora in corso.
Non siamo riusciti
invece a reperire nessuna informazione riguardante il committente, il
“Proposto Ventrilio”, che è stato titolare della Chiesa di Peccioli
in un periodo di scontri tra la fazione guelfa e Ghibellina. Peccioli nel 1266 si trovava sotto l’egemonia di Pisa, ma pochi anni
dopo (1284) una sollevazione popolare in chiave antipisana la portò
sotto la tutela dei Guelfi fiorentini con il consenso anche
del Vescovo di Volterra, Ranieri degli Ubertini.
La campana “vecchia”
è attualmente posizionata sul primo ordine del campanile nella cella
rivolta verso sud, non è provvista di mozzo, dato che non può suonare
a causa di una lesione lunga circa 20 cm proprio dove il bronzo è
consumato dal battaglio, ed è appesa
ad una grappa in ferro murata direttamente sull’architrave della
cella.
Originariamente la
nostra campana era collocata sul precedente campanile romanico, e come
possiamo leggere in una memoria del 1895, scritta dall’allora proposto
Manetti,
indicava con il suo suono il mezzodì,
quando le altre vecchie campane furono fuse per adattarle al
nuovo campanile, quella fu lasciata come memoria storica, essendo stata
fusa nel molti secoli prima
Andrea Bertini, Francesca Papini
La corona o maniglia
Il battaglio con il correggiolo di cuoio ancora
intatto
La sistemazione della vecchia campana
La frattura nella campana vecchia
La campana di Gerardus nel campanile di San Martino a
Scarlino (GR)
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