Associazione culturale Tectiana,   ricerche storiche  per  un contributo alla memoria della Valdera e per la valorizzazione dei beni culturali   

Volontariato per la cultura locale

Analisi delle mura castellane di Peccioli
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PARTE II
PARTE III
PARTE IV
PARTE V
 
 
 
 
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INTRODUZIONE

Questo studio ha come oggetto una descrizione delle mura medievali di Peccioli e per esteso di tutte le strutture coeve aventi una funzione militare e comprese nel sistema difensivo del castello. Dall’analisi delle fonti storiche emerge la l’importanza strategica di tale castello, aspramente conteso tra la repubblica Pisana, Firenze e il Vescovo di Volterra. Negli Annali Pisani di Bernardo Marangone[1] si legge:

"peditum et sagittariorum super castellum de Pecciori, quod castrum cum aliis longo tempore multas iniurias Pisanis intulerat: in quo erant milites CCCC et pedites tria milia ad bellum parati, et castrum erat tutissimum, vallo et muro fortissimum; et eius burgos igne cremaverunt, et magnam partem muri et muniorum destruxerunt; et castrum Pave, quod erat rocca fortissima, uno die ante pugnando ceperunt, et igne demum incenderunt, et alia duo castella igne succenderunt, Post aliquot dies, omnes de castro de Pecciori, a maiori usque ad minorem, omnia commandamenta Pisanis Consulibus eorumque successoribus iuraverunt".

Delle "fortissime mura" descritte  non è rimasto molto: durante gli assedi e le battaglie medievali infatti si provvedette spesso all’abbattimento e allo smantellamento di alcuni tratti di esse, praticando alcune falle nelle mura che facilitavano l’ingresso delle truppe con il conseguente “sacco”, ma nuove esigenze difensive costringevano a ripristinare in breve tempo il sistema difensivo.  E’ stato poi il consueto riutilizzo dei materiali da costruzione che hanno trasformato le mura in un fornito deposito di mattoni e pietrame.  Concausa del degrado  anche la perdita di importanza  che queste strutture hanno avuto con l'evoluzione dei sistemi di combattimento, già dal 1500 veniva introdotta l'artiglieria pesante, contro la cui offensiva nulla potevano le antiche mura, e l'unione sotto l'insegna Medicea Spostava i teatri di battaglia su altri confini. In tempi recenti si deve sottolineare che anche l'incuria e il disinteresse hanno fatto la loro parte, e le avventure edilizie dei nostri anni ‘70 -‘80 non hanno certo contribuito alla conservazione della memoria che queste strutture ci tramandano. Tuttavia a dispetto di queste vicissitudini si può osservare ancorala presenza di alcuni tratti di mura, quando non siano state inglobate nelle costruzioni. E' oggi in corso un’opera di rivalutazione generale di queste strutture nascoste  tra le case delle città, e senza dubbio l’argomento gode di una rinnovata attenzione , se ne ha testimonianza leggendo le molteplici pubblicazioni locali sulle torri di Ponsacco, la rocca di Capannoli, il castello di Lari , le mura di Cascina ecc ecc.

Eppure fino a meno di dieci anni fa   si assisteva ad una quasi sistematica distruzione delle antiche strutture per fare spazio a nuovi edifici, e in poco tempo si è passati dalla distruzione sistematica al restauro scientifico.  Il centro storico di Peccioli è uno dei più vasti tra i paesi della Valdera, ed è tuttora racchiuso nel perimetro delle antiche mura  su cui ,è doveroso dirlo si appoggia tutto il Paese attuale.

 

Le vicende militari

 

Lo smantellamento dell’antico castello e delle mura perimetrali ha avuto alterne vicende: i primi danni al sistema difensivo dell’importante castello di Peccioli sono stati causati dai combattimenti avvenuti nei secoli.. Per maggior chiarezza abbiamo raccolto tutte le testimonianze storiche edite

 

riguardanti i combattimenti  avvenuti intorno al castello di Peccioli e che potrebbero aver provocato un intervento di abbattimento sulle strutture difensive.

Il primo scontro documentato nel castello di Peccioli risale al 16 aprile 1152 ed è raccontato dettagliatamente dal Tronci nelle sue Historie Pisane[2]. Il popolo con a capo il Giovanni Borgherucci  ribellandosi al dominio di Pisa organizzò un esercito e si diresse contro tutti i borghi della Valdera fedeli a Pisa. I pisani per tutta risposta inviarono 400 cavalieri e 3000 fanti che il 24 giugno costrinsero Peccioli alla resa. Così dice il Tronci: “Peccioli era il castello principale di Val d’Era. […] Là dunque si diressero Primamente i Pisani [...] stretto gagliardamente e assediato dovette rendersi a discrezione e patì il sacco [...] Con castelli di legnami e arieti l’esercito Pisano diede l’assalto [...] La rocca dalle fondamenta rovinata”. Sappiamo che Giovanni Borgherucci fu catturato, ma la strada scelta dai Pisani fu quella della pacificazione dato che lo stesso fu trattato con benevolenza e con rispetto. Probabilmente la rocca fu prontamente riparata per poter resistere intorno ai primi anni del XIII secolo alla battaglia condotta dal Vescovo di Volterra sulla supremazia dello stesso castello, e per tale scontro Pisa ricevette l’interdetto.

Nel 1282 Peccioli fu di nuovo protagonista di una ribellione contro Pisa: i Guelfi di Peccioli cacciarono tutti i ghibellini che vi erano e fecero lo stesso con tutti gli altri castelli della Valdera, questo episodio si inserisce tra i complotti Fiorentini per indebolire Pisa.

Nel 1288 i Pisani ricomposte le forze organizzarono una spedizione nel castello di Peccioli e con l’aiuto dei ghibellini rifugiatisi nel castello di Morrona “Diedero una sanguinosa rotta ai guelfi di Peccioli e gli indebolirono in modo che non poterono da indi in poi far tanti danni ai Pisani”  anche in questo caso le parole potrebbero essere interpretate con una distruzione ampia delle strutture militari quali le mura e le torri. Nello stesso contesto altre battaglie e assedi dovettero subire i Pecciolesi,  visto che già l’anno seguente il castello non era più sotto il controllo di Pisa, i quali lo riebbero solo con la pace di Fucecchio nel 1293, accettando in cambio di abbattere le fortificazioni di Pontedera.

Nel 1362 la guerra per il possesso del castello si riaccese, e i fiorentini con a capo il Capitano di guerra Bonifazio Lupo,  nel mese di giugno dello stesso anno tentano invano di prendere Peccioli ma si devono accontentare di Ghizzano,  l’assedio al castello durerà ben due mesi  e i fiorentini avvicenderanno vari capitani nell’impresa, tra cui Rodolfo da Varano e Aldobrandino Orsini. Nel successivo mese di agosto il castello viene espugnato facendo crollare una torre della rocca e con essa 40 braccia di mura, “la torre cadde in sulle mura della terra e di quelle abbattè bene quaranta braccia”. Per questa vittoria alcuni dei combattenti accampati nei pressi di Montecchio chiedono a Firenze paga doppia e ricevendo un rifiuto formano la compagnia del Cappelletto con a capo Niccolo da Montefeltro.

Due anni avanti nel 1364, I Fiorentini di Peccioli tornarono ad essere sconfitti in una battaglia Condotta da Manetto Di Jesi Proprio sotto il castello,

Nel 1406 i Fiorentini ripresero il possesso grazie al tradimento di due Terrazzani, Pietro Gaetani e Giovanni Gambacorta, i quali come premio ricevettero tutti i terreni confiscati.

Ancora nel 1431 la terra di Peccioli fu occupata da Niccolò Piccinino al servizio del Duca di Milano, I Fiorentini lo riconquistarono e per ovviare ad altri tradimenti da parte dei terrazzani furono atterrate buona parte delle mura.

 

Siamo fuori dal medioevo e l’ingresso nell’epoca Moderna vede l'evolversi delle  guerre d’Italia con ancora coinvolto il castello di Peccioli. Nel 1529 Pirro Colonna Capitano agli ordini dell’impero di Carlo V  Fronteggia proprio a Peccioli l’esercito Fiorentino con a capo Ercole Rangoni il quale ne uscirà sconfitto.

Da questo momento subentra una nuova fase per Peccioli, molto più tranquilla per gli abitanti ma non per le strutture militari. I secoli dopo il ‘500 vedono un lento e progressivo degradamento delle mura e di tutte le strutture militari  che avanza fino ai giorni nostri, se nel ‘500  si possono leggere nell’archivio comunale alcune deliberazioni per interventi atti a riparare le mura,  ‘dal 600 si susseguono deliberazione per l’abbattimento delle stesse.

Nel ‘700 in particolar modo si ha una sistematica distruzione che vede coinvolte le mura in via Borgherucci, e in via Bastioni, è a circa metà del secolo che viene atterrata l’unica torre superstite della rocca, prima di allora proprietà dei Capitani di parte Guelfa di Firenze.

L’aumento  della popolazione dei secoli a noi più prossimi richiede nuovi spazi abitativi e nuove strade,  il 1800 infatti si ha la costruzione del ponte sull’era, della piazza Cesare Battisti e della Via Battisti, questo ultimo intervento comprende la demolizione di un torrione che era collocato all’altezza della curva poco prima dell’incrocio con via dei Cappuccini, la cui presenza è documentata anche nel catasto Leopoldino.

Nel secondo dopoguerra il decadimento culturale e la ricostruzione Bellica senza regole provoca il definitivo declino di alcune strutture tra le più significative l’abbattimento della torre di Corbiano detta dell’amicone la costruzione di nuovi edifici in appoggio alle mura del Fosso, la chiusura della porticciola che collegava Corbiano con il fosso. Le superfetazioni spesso costruite abusivamente  quali le strutture a zaino scarichi ecc. anche su edifici di notevole importanza come le torri, sono ormai numerose, e solo nell’ultimo anno (2004) si è arrivati ad una organica regolamentazione della materia

 

 

 

 

 



[1] Annales Pisani di Bernardo Marangone

[2] Paolo Tronci Annali Pisani.dal 1326 al 1440

 

 


METODOLOGIA DEL RILIEVO

 La ricerca è divisa in due parti, la prima comprende alcune osservazioni con commenti di carattere storico-cronologico sulla tipologia edilizia medievale, la seconda parte riguarda il lato scientifico, con alcune indagini fisico chimiche e mensiocronologiche sui materiali usati per la costruzione, le quali consentono di datare con una certa precisione le mura.  

Nell'immagine sopra abbiamo ricostruito l' ipotetico perimetro che le mura avevano nel periodo di massima espansione, quando cioè il paese si era ingrandito a ovest e a sud con l'attuale parte di via Borgherucci e Via Monsavino il "Giardino". E' presumibile che nel primo periodo dell'incastellamento dell'alto medioevo la cerchia di mura non avesse questa estensione, ma fosse limitata al perimetro che racchiude il poggio della castellaccia, nella parte centrale del paese delimitata dalla via Roma a est, via Marconi a nord, via Matteotti a ovest e dalla piazza del Popolo a sud. Questa ipotesi è supportata da alcuni toponimi che ancora nel 1500 venivano usati, quali quello di Pieve vecchia, (vedi "il sito della castellaccia.....") nella parte sud del poggio, che farebbe presumere che all'interno del perimetro del poggio vi fosse una antica chiesa, poi ricostruita nel luogo attuale qualche secolo dopo. Altro elemento a favore potrebbe essere l'estensione del terreno del poggio, il quale ancora nel 1500 conteneva vari appezzamenti di terreno con moltissimi ulivi e alberi da frutto, cosa oggi inimmaginabile vista la ridotta estensione del piano della castellaccia. Lo sviluppo che ne è conseguito, a cerchi concentrici,  è quello caratteristico di tutti borghi murati su una elevazione naturale dalle caratteristiche simili alla collina tufacea di Peccioli,  

Il primo nucleo della rocca

OSSERVAZIONI SULLA TIPOLOGIA COSTRUTTIVA

Dalle osservazione che abbiamo potuto effettuare sulle caratteristiche murarie  della cortina  di Peccioli abbiamo notato alcune particolarità che si ripetono in diversi punti allo stesso modo, questo ci ha consentito di sapere quali tratti sono stati costruiti contemporaneamente, e quali altri  invece in altro periodo. Le osservazioni , con la relativa documentazione fotografica, iniziano dalla parte  nord  del paese, e continuano seguendo il senso orario, in pratica dalla torre d'angolo nella fattoria Gaslini (via del Carmine) proseguendo verso est fino al sito della distrutta torre detta dell' Amicone (via Bastioni) la porta volterrana (via carraia) gli ipotetici resti intorno alla zona del giardino, via del giardino, via Borgherucci, vicolo Petresi (chiasso delle Monache) fino ad arrivare alla presunta localizzazione della porta Pisana. Alcune novità sono emerse durante l'indagine, una riguarda la discontinuità dei tratti di mura, in alcuni punti infatti vi sono delle improvvise angolature dove pare che la direzione del muro sia diretta in un altro punto rispetto alla direzione naturale, cioè verso la successiva torre, questo ci ha fatto pensare ad una localizzazione alternativa della porta Pisana rispetto a quella che è tradizionalmente conosciuta. un'altra novità è la presenza di alcune "porticciole "di cui una molto ben evidente lungo il tratto che corre parallelo alla piazza del Carmine e che descriveremo più avanti dettagliatamente 

Nella cartina sopra sono evidenziate in neretto le parti di muratura che sono attualmente visibili, compresi alcuni tratti inglobati nelle abitazione ma egualmente osservabili.

Ricostruzione romantica del borgo, come si doveva presentare intorno al XV secolo ( da passare le inesattezze)

 

 

 

 

 

  

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