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L'incendio della Chiesa di S. Verano nel 1688
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Nel corso dello svolgimento dell'inventario generale dei beni della Chiesa sono emerse dall'archivio storico diverse carte interessanti, questa che riproponiamo è una curiosa cronaca relativa all'incendio del 1688, riproposta perché sempre durante la catalogazione dell'archivio è uscita fuori una trascrizione fatta qualche anno fa da un gruppo parrocchiale e pubblicata allora in un giornalino ciclostile.

 

L'incendio della chiesa di San Verano in una cronaca del 1688

 

L' INCENDIO DELLA CHIESA DI PECCIOLI

INSERTO SPECIALE ALLEGATO AL N° 1 “DI DIETRO LA CHIESA”

 

La storia della nostra Parrocchia contempla moltissimi fatti alcuni anche molto importanti e interessanti che sono ignorati dalla maggior parte del Pecciolesi.

Noi del GRUPPO GIOVANI vogliamo riportare alla luce attuale quelli più significativi, che hanno lasciato un'impronta più o meno evidente nella nostra chiesa, ed altri, degni di nota per il loro sapore antico, per soddisfare la curiosità proveniente dalla voglia di saperne di più sulle vicende della comunità parrocchiale a cui apparteniamo.

Proprio con questo intento, indagando nel grande e precisissimo archivio parrocchiale, abbiamo scoperto, nel Libro dei nati(che inizia con l'anno 1673 e va a terminare nel 1702), un notizia dal valore storico e letterario davvero importante:

 

“TROVASI A CARTE NOVANTA IL DEPLOREVOLE CASO DELL’INCENDIO DELLA CHIESA ACCADUTO IL 25 MARZO 1688, COME IVI DALLA MEMORIA PER ISCRITTO SI RILEVA”

 

Questa è l’intestazione scritta sulla copertina del vecchio libro in cartapecora ingiallito dal tempo. In questo modo, "a carte novanta", il proposto di allora Don Antonio Filippo Bernardeschi, illustra l’accaduto, che, come vedremo, ha pienamente vissuto. (la trascrizione viene riportata interamente, nonostante la forma arcaica del manoscritto, permettendoci solamente di aggiungere alcune note esplicative).

 

PER MEMORIA A QUELLI CHE VERRANO DOPO DI ME E QUELLI CHE HANNO L’INCOMBENZA DI SPEGNERE LE TORCIE E LE CANDELE.

La sera della festa della ss. Annunziata, lì 25 marzo l688[1], andando, secondo il solito, processionalmente, le compagnie dell'Assunta e di san Jacopo alla chiesa dei reverendi Padri cappuccini, ritornando alle ore 3 notte[2] alcuni spensierati

sagrestani messero[3] le torcie à vento nel cassone dov'era solito porle, le quali riaccendendosi di nuovo, abbruciarono[4] detto cassone, posto sotto la SS. Annunziata, rapidamente arrivò all'altare maggiore ardendo il baldacchino e la soffitta della navata di mezzo.

E perchè l'ora era delle 4, quando tutti dopo la colazione[5] erano an~ati a dòrmire, nessuno s'avvedde del fuoco,: che ebbe tempo a lavorar sotto. E quando fu scoperta la fiamma voraginosa non si potè riparare[6] che non ardesse più con tanto rammarico e grida del populo quando fu scoperto che il fuoco saliva confuso[7] sopra il tetto della Chiesa.

Alcuni entrarono in questa, cercando di canzare[8] e portar, e salvare le robbe d’essa, ma i molti si ritiravano per non rima­nere sotto le trave e i mattoni che rovinavano accesi. Si riuscì appena a salvare il Ciborio[9] del SS, perché accorsovi Io Infrascritto, preposto[10] nonché il reverendo priore Cappuccino. Tutta la piazza era come di giorno, di torcie accese, e lumi e candele. Tutte e robbe che si salvavano si mettevano in podesteria[11] Notte veramente travagliosa; Per le strade piangevano le donne dicendo: “è abbruciata nostra chiesa”, percuotendosi il petto. "gli uomini urlavano, correvano, sospirando di non poter, con l'acoua e con gli archibusi[12], spegnere il fuoco. Delle donne, chi si venne meno[13], chi fuggì, dubitando che il fuoco non arrivasse anche alle case. era peggio,incomparabilmente se entrava nella compagnia dell' Assunta, perchè avrebbe potuto inoltrarsi poi per tutto Peccioli, potendo abbruciarlo mezzo.

Placandosi finalmente l’ira Divina, il fuoco si spense, ma la mattina successiva si accrebbe li sospiri, vedendo la roina[14] e minutamente considerando il danno. Trovossi[15] incenerita la navata di mezzo sino in fondo, l’altare della SS. Annunziata, gli addobbi di quello con gli Angeli confinanti a quella, gli addobbi di quello e l'organo. Il fuoco non vi lasciando vestigia alcuna d'essi[16], benche' quest'ultimo fosse situato stando sopra la porta che riesce nella loggia in faccia ta al fiume dell'Era.

Arse l'armadio dov’eran serrati tutti li paramenti della Bellissima Vergine delle Grazie, che ven’erano delli ricchi fregiati d'oro, e del1i nuovi ancora. La mattina dunque si incominciò a cavare le trave e travicelli arsi, cavar li sassi, che se ne fece massa dell'uni e dell'altri, ponendo il tutto ai luoghi determinati. Frattanto si discorse del modo di trovar danari per risarcire la SBRANATA CHIESA, e perché v'era delli periti nel murare[17] che dicevano che per ricoprirla ci volevano 2000 scudi[18], si smarrirno i Pecciolesi in considerare dove si potesse trovare sì gran somma.

Fu resoluto[19] supplicare l'Altezza Sua Serenissima Nostro Signore[20] che si compiacesse aiutare a ridurla, e s'offerse andare a Sua altezza il Reverendo Priore Antonio da Livorno Cappuccino, stato Predicatore in Peccioli l'istessa Quadragesima[21], e Volse li facesse compagnia

Io infrascritto proposto, ch'andammo riportammo che sua Altezza Serenissima aveva risposto così: "andate, che già sono stati dati gl'ordini al Magistrato de' Nove[22] di rifare la lor chiesa, che si ritroverà più bella di prima". Con questo, rilevante assegnamento si stette in speranza due mesi incirca. Quando poi si sentì la speranza era vana, né si seppe mai di certo da che cosa procedesse tal raffreddamento, e variamente si discorse che non occorre metter questo particolare in carta, non sapendo chi desse contrario consiglio all'Altezza Sua.

Visto dunque il caso disperato di ricevere subsidio dalla Liberalità del serenissirno Padrone, si ricorse primieramente all'aiuto non mai mancante, fermo e stabile, della Divina Maestà, con l'intercessione della Beata Vergine Maria, di S. Verano nostro protettore e di tutta la Celestial Corte, stando, per giorni tre continui, e notte, tutte le fanciulle di Peccioli recitando il rosario della Beatissima Vergine in casa loro, e tutte fecero la sua hora in ginocchioni. Furono in numero di 75 incirca e la mattina, giorno di Domenica, Si sacramentarono[23], digiunando per tutto il sabato antecedente.

Finalmente, mosso a pietà, il Signore Iddio inspirò nell'animo dei Pecciolesi, che s'unissero di restaurare la chiesa, i quali ereno disuniti, e il castello inviluppato nell'inimicitia; e fecero il vanto[24], e si sottoscrissero di dare tutti, secondo la loro possibilità. E’ con il partito, che proposero alli Fratelli della Venerabile Compagnia dell'Assunta di scudi 100 quello passorno il magistrato dei Signori Nove di Firenze sendo Priore ,il dott. Giuseppe Cetrai di Peccioli, è con denari, materiali, etc. che donarono alla fabbrica li signori Gentil Homini[25] Cammillo Gaddi, Alessandro Pucci, Mons. Mariani Spedalingo di S. Maria Nuova di Firenze et altri... e con la fatica dell'huomini e donne ch’andavano a pigliare li materiali cinque o sei miglia lontane et al suono della

campana, la mattina per termpo si mettevano in viaggio processionalmente, e processionalmente carichi ognuno di tegoli, embrici, con me proposto Infrascritto, e anche in mia assenza, portata la Croce dal Rev.do P.re Jacopo Turini portando alla Chiesa cantando le litanie della Beatissima Vergine con tanta sollecitudine e voluntà, che sono ammiràti dalli forastieri, destando rei petti devozione et ammirazione non poca, perchè fino[26] li fanciulli e fanciulle gli era messo peso più di quello che comrortavano la di loro forza Ma quello che destava maggior stupore era il fatto che anche le principali del Castello non si vergognavano di far simil viaggio e portar al pari degl'altri materiali, tegoli etc.; e così tutti mandavano le bestie da soma, e bovi, carichi di trave.

E così con l'opra, e sapere, industria, buon ordine de' quattro sopraintendenti della carica, cioè: Carlo Baldasserini Pasquale Ciabatti, Canc. Cosimo Cipollini,, Carlo Mariotti, e con, Il, Provveditore generale Dott Giuseppe Cetrai, che s'è veramente immortalato con lode uùjversale, sendo risquotitore e camarlingo[27], Finalmente in termine di un mese, s'è ricoperta la Chiesa.

E l'ultimo del mese di novembre ad honore e gloria dell’Altissimo si va lavorando et intonacando tuttavia.

Si che, a di' 25 marzo 1689 parve conveniente a me Infrascritto proposto, sì come la mia chiesa arse nella notte della SS. Annunziata e ora restaurata, doversi per gratitudine di gratia ricevuta da Sua Divina Maestà, rendergli le dovute grazie con que1l'ossequio maggiore che richiede il debito. Perciò, con la tuba sonora della voce del Rev.do P.re Lettore Fra' Antonio da Fucecchio, predicatore della presente Quadragesima de' minori osservanti di San Francesco feci intendere in pulpito che si sarebbe fatto in tal giorno della detta festa la processione delle Compagnie di questo luogo con l'intervento dei Rev. P.ri Cappuccini, per le vie di Peccioli al solito et arrivando alla Beata Vergine del fosso, si sarebbe scoperta 1' immagine, e ritornati in Propositura si sarebbe scoperto il SS. Crocifisso posto in detta per esporsi all'altar maggiore per tempo e spazio che si dovesse cantare il Te deum laudamus, et intanto si facesse per il castello accetto di danari e cera per coprire di lumi l'altar maggiore e quello del SS. Crocifisso così si fece libbre 8 di cera incirca e 2 pezze da 8 di danari[28]. Venendo la santa festa suddetta, ottenuta la licenza dell'Illustrissimo e Reverendissimo Mòns. Ottavio del Rosso, Vescovo di Volterra nostro pastore, dettosi il Vespro dopo desinare[29] si messero insieme le processioni delle compagnìe e del Clero di Peccioli, le Quali in prima uscita di chiesa cominciò a piovere e si rientrò in chiesa e non si proseguì la processione. Si scoperse il SS. Crocifisso, portandolo all'altar maggiore io Proposto Infrascritto existenti a lor luoghi[30] li Priori delle Compagnie con le torcie e candelotti accesi di gran numero. Piena della chiesa affatto[31] di populo, sì del castello, ma ancora di forastieri, s'applaudì all'anniversario dell'incendiata Chiesa con fuochi artificiati.

 

Dio sa quello che liberi tutti da simili vexationi[32] e con

la sua mano potente ci benedica tutti, che così la supplichiamo,

et questo AD PERPETUAM REI MEMORIAM[33]

 

Antonio Filippo Bernardeschi

Proposto di Peccioli

 


[1] In quell’anno cadeva di GIOVEDI

[2] la dizione "le ore 3 di notte" indica, secondo l'uso dell'epoca, la terza ora della notte supponendo quindi che il sole fosse tramontato alle 19 erano le 22.

[3] Misero

[4] Bruciarono

[5] Secondo l’uso corrente si riferisce alla cena

[6] Evitare.

[7] In modo irregolare.

[8] Scanzare, spostare.

[9] Il tabernacolo del Santissimo

[10] Io sottoscritto proposto

[11] Il palazzo del Podestà proprio di fronte alla Chiesa

[12] Con gli attrezzi, o con stratagemmi come la “catena”

[13] Svenne

[14] La rovina

[15] Si trovò

[16] Il fuoco non lasciò alcuna traccia dell’altare, degli angeli, degli addobbi.......

[17] Geometri o Architetti

[18] Naturalmente non si può stabilire precisamente a quanto corrisponde oggi questa somma. Il confronto deve essere infatti in natura. Considerato che il taglio delle monete più usato a cui molto probabilmente si fa riferimento sono i sette scudi, che corrispondono a circa due lire, il danno ammonterebbe allora a circa 286 lire. Sappiamo che con 15 lire si poteva comperare un podere di media grandezza..... con la somma espressa se ne poteva comperare 40. Quanto costa oggi un podere di media grandezza?... moltiplicate la cifra per 40 e avrete la stima attuale del danno.

[19] Si decise di.....

[20] Il Granduca di Toscana

[21] La quaresima in corso, poichè la Pasqua cadeva il 18 aprile

[22] Il consiglio dei nove di Firenze era composto appunto da nove magistrati (ministri) divisi per competenza

[23] Ricevettero l’Eucarestia

[24] Decisero di aderire all’iniziativa lodevole “vantevole”

[25] Gentiluomini

[26] Perfino

[27] Riscuotitore e custode delle offerte

[28] Oltre ai 7 scudi già citati esisteva un’altro taglio più pregiato da 8, per la stima attuale dell’offerta vedi nota precedente

[29] dopo pranzo

[30] Stando ai loro posti

[31] Contrariamente all’uso odierno la parola affatto assumeva all’epoca un significato positivo, si costruisca quindi “la chiesa era gremita di popolo, di castellani....”

[32] Noie, Maledizioni

[33] Che questo deplorevole e sconcertante episodio resti per sempre nella memoria di tutti.

   

 

  

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