Associazione culturale Tectiana,   ricerche storiche  per un contributo alla memoria della Valdera e per la valorizzazione dei beni culturali  

Volontariato per la cultura locale

Lo scavo archeologico di Fonte Rinaldi, Cedri
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LO SCAVO ARCHEOLOGICO DI FONTE RINALDI

 

INDAGINE ARCHEOLOGICA IN LOCALITA’ PODERE FONTE RINALDI

PECCIOLI (PI)

 

 

            Nel settembre 2004 l’Ufficio Tecnico del Comune di Peccioli ha richiesto un sopralluogo da parte della sezione territoriale del Gruppo Archeologico Tectiana in località Podere Fonte Rinaldi, situato a poche centinaia di metri da Cedri, frazione pecciolese. Qui, durante i lavori per la ristrutturazione e ampliamento di una vecchia casa colonica, alcuni operai della ditta ICESA di Roberto Bigazzi hanno riportato alla luce resti di murature antiche al livello delle fondazioni dell’attuale casa. Subito il proprietario H. Brolly ne è stato informato e si è messo in contatto con gli architetti comunali che hanno ritenuto opportuna una verifica dei ritrovamenti. Lo stesso proprietario si è reso disponibile a lasciare l’area in questione a disposizione dei ricercatori, con l’intenzione di mantenere le strutture ritrovate visitabili anche dopo la fine dell’indagine. Il primo sopralluogo ha confermato la presenza di una vasta porzione di muratura sicuramente antica, a cui erano associati numerosi frammenti ceramici databili a partire dal XIV secolo. Per questo motivo è stato richiesto un secondo sopralluogo da parte della Soprintendenza Archeologica della Toscana, nella persona del Direttore Responsabile di Zona Dott. Giulio Ciampoltrini, che ha affidato al Gruppo Archeologico locale il compito di indagare e documentare le strutture venute alla luce.

            Il primo passo della ricerca è stato quello di recuperare alcune notizie dalle fonti scritte riguardo al sito indagato così da avere un inquadramento storico della zona, che attualmente si trova all’estremo confine tra le province di Pisa e Firenze.

Le fonti storiche ci riportano che alla fine del Trecento la località era denominata Fonte Rinaldi o di Rinaldo, faceva parte del Comune di Vignale ed era proprietà della nobile famiglia Mangiadori di San Miniato. Più precisamente i documenti ci informano che Bartolomeo Mangiadori aveva dei possedimenti sul Roglio, Domenico Mangiadori aveva terre a Vignale e Jacopo Mangiadori possedeva Fonte Rinaldi. Proprio Messer Jacopo, che era ghibellino, dopo la conquista di San Miniato da parte della Repubblica di Firenze, nel 1369 fu espropriato dalla fazione guelfa fiorentina di tutti i suoi beni, compreso Fonte Rinaldi, costituito da un piccolo palazzo, vari casolari e una torre, il tutto difeso da uno sperone naturale di terra e da mura in mattoni: in pratica un piccolo castello ben munito per quando veniva nei suoi possedimenti[1].

            Partendo da queste informazioni sono iniziate le indagini su campo, che hanno visto all’opera un gruppo di studenti, volontari e la scrivente, Dott.ssa Elisa Piludu archeologa, che si è occupata anche della documentazione scritta e cartografica dello scavo.

La ricerca si è concentrata essenzialmente sull’individuazione delle murature più antiche, compito abbastanza arduo visto lo stato di conservazione delle murature e gli evidenti interventi con mezzi di cantiere (ruspe, martelli pneumatici…) che hanno reso difficile la lettura del contesto. L’area indagata si presenta divisa in quattro ambienti principali, due dei quali risultano parzialmente obliterati dalle fondamenta della casa in costruzione, la quale pare coprire la maggior parte delle strutture precedenti, di conseguenza distrutte o comunque non indagabili. 



[1] Rino Salvestrini, Storia di Castelfalfi

 

Della parte che rimane visibile l’ambiente a Nord-Est, denominato Area 1 è quello che sembra presentare la muratura più antica, con paramenti in pietre di medie e grandi dimensioni riempiti a sacco e con spessore che varia dai 105 ai 120 cm. Molte parti purtroppo risultano distrutte dai mezzi cingolati del cantiere edile e i riempimenti degli ambienti compromessi. Tale muratura è ben visibile soprattutto nei tratti Est e Nord dell’area 1, mentre gli altri lati, così come i muri di tutte le altre aree, sono coperti da murature di epoca successiva e probabilmente pertinenti alla casa colonica ripresa dagli attuali lavori di ricostruzione. L’indagine si è proposta di individuare la fossa di fondazione, se ancora era presente, di tale ambiente, visto che i riempimenti erano già stati portati via dagli operai della ditta che sta eseguendo i lavori nell’area. Il risultato della ricerca ha evidenziato che il livello di profondità raggiunto dalla ruspa prima del nostro intervento aveva già in parte intaccato le fondazioni, di cui abbiamo portato in luce gli ultimi due filari di muratura.

Nell’area 1000 sono emerse strutture pertinenti ad una fase di frequentazione più tarda rispetto a quella delle fonti storiche citate, le cui murature, in laterizi e pietre di riuso, con spessore che varia dai 50 ai 60 cm, si appoggiano su quelle di epoca precedente.

 

In particolare sembra essere presente uno strato di livellamento del terreno riutilizzando pietrame ritrovato in situ (US 1004) e una canaletta di scolo (US 1006). Tale ambiente sembra da ricollegarsi a qualche tipo di produzione/attività artigianale.

            L’area 2000 al momento dell’inizio delle indagini presentava una canaletta di scolo che attraversava completamente l’ambiente in senso Nord-Sud, costruita in laterizi e pietre di riutilizzo, che sfociava all’esterno della struttura esaminata. Non sappiamo se proseguisse oppure no all’esterno poichè anche in questo caso la situazione era stata compromessa dai lavori del cantiere. La canaletta è stata poi asportata per permettere di scavare il riempimento dell’ambiente, da cui sono emersi scarsi frammenti di ceramica.

            L’area 3000, da quanto emerso con lo scavo, era costituita da un ambiente pertinente solo alla casa colonica costruita sulle preesistenti murature medievali, forse in relazione con le attività artigianali praticate nell’area 1000.

           

Molti sono i frammenti ceramici rinvenuti, la maggior parte dei quali sono dipinti e di buona fattura. Scarsi sono i frammenti acromi o di impasto grezzo, per lo più ritrovati negli ultimi piani di frequentazione. Molti anche i frammenti di ceramica settecentesca e ottocentesca, portati alla luce un po’ ovunque nell’area di scavo.

 

 

   

 

             

 

           L’indagine proseguirà fino alla fine dei lavori di costruzione della casa, termine per il quale ci prefiggiamo di terminare la ricerca in tutte le aree prese in esame. Successivamente prenderemo accordi col proprietario per eventuali interventi di conservazione e manutenzione delle strutture murarie, che rimarranno, per volere dello stesso, visibili e visitabili.  

 

 

            Elisa Piludu

 

 

  

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