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LO
SCAVO ARCHEOLOGICO DI FONTE RINALDI

Il
sito, accenni storici
Trovandosi
nel poggio di fonte Rinaldi ci si accorge subito che la sua
posizione e la conformazione gli forniscono una sorte di
vocazione strategica per il controllo del territorio e delle vie
di comunicazione. Da lassù infatti si ha un angolo di veduta
a 360 gradi che comprende tutta la vallata sottostante, i
territori intorno a Castelfalfi , il Volterrano nonché tutta la
parte restante verso ovest.
Il
sito è posto sopra una collina di terreno marnoso ad una
altezza di circa 200 m, distante qualche chilometro
dall’abitato di Cedri, vi si arriva percorrendo una strada che
dalla valle del Roglio sale verso Cedri, proseguendo verso
gli abitati di Castelfalfi e Iano, una delle antiche vie
di comunicazione tra la Val d’elsa e la Val d’era. Il
territorio è rimasto pressoché intatto grazie anche alla
modesta antropizzazione, già territorio etrusco, fu una zona di
penetrazione dei longobardi del ducato di Lucca, testimonianza
data dalla presenza nella zona di numerosi toponimi di
origini longobarda tra cui Castel Faolfi (Castelfalfi)
nel cui piviere è stata la chiesa di San Giorgio a Cedri,
appartenente anch’essa alla Diocesi di Volterra. Tutto il
territorio ha subito in epoca feudale l’influenza politica dei
maggiori centri che in queste zone incrociavano i confini dei
loro possedimenti, il vescovo di Volterra, Pisa e San Miniato,
quest’ultima intrecciando interessi comuni con Firenze.
Compreso
probabilmente nel
dominio feudale dei
conti di Castelfalfi o del castello perduto di Montecuccari nel
corso del XII secolo i rispettivi Feudatari vendettero tutti i
territori al vescovo di Volterra il quale non smise di riscuoterne i censi
per molto tempo. Seguì alternativamente
varie vicende determinate dalla volontà della repubblica pisana
di annettere quei territori al proprio contado, La contesa con San
Miniato per il controllo del territorio vide questi ultimi
prevalere grazie all’aiuto dei Fiorentini, i quali ebbero in
custodia a titolo di pegno Castelfalfi. In questo ultimo contesto
si inserisce la storia del sito di FonteRinaldi. Proprietà dei
Signori Nobili Mangiadori di San Miniato, più precisamente i
documenti ci informano che Bartolomeo Mangiadori aveva dei
possedimenti sul Roglio, Domenico Mangiadori aveva terre a Vignale
e Jacopo Mangiadori possedeva Fonte Rinaldi. Proprio Messer
Jacopo, che era ghibellino, dopo la conquista di San Miniato da
parte della Repubblica di Firenze, nel 1369 fu espropriato dalla
fazione guelfa fiorentina di tutti i suoi beni, compreso Fonte
Rinaldi, costituito da un piccolo palazzo, vari casolari e una
torre, il tutto difeso da uno sperone naturale di terra e da mura
in mattoni: in pratica un piccolo castello ben munito per quando
veniva nei suoi possedimenti.
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La strada che collega Fonte Rinaldi con Iano e
Cedri |
Il campanile di Cedri |
Relazione
Tecnica dello Scavo
La
famiglia Mangiadori di San Miniato
Di
questa famiglia sono scarse le notizie che ho potuto recuperare,
di antiche origini in San Miniato già nel XIII secolo faceva
parte del vecchio
ceto magnatizio di orientamento in prevalenza ghibellino (Ciccioni
o Malpigli, Mangiadori, Orlandini, Scornigiani, conti di
Collegalli, Lucardesi, Traini, Rustici, Bottecci, Gigliori), in
pieno Trecento era ancora molto potente, tendeva al controllo
delle istituzioni ecclesiastiche (Morelli)
e conservava patrimoni di notevole entità. Si trattava di
fabbricati entro le mura cittadine e di non pochi fondi situati
nel contado. Quest’ultimo, in particolare, appariva punteggiato
dalle loro tenute dominate da case-forti, del tipo di cui è
oggetto di indagine a Fonte Rinaldi,e che risultavano centri di
potere signorile quasi estranei al controllo delle magistrature
popolari.
Dal
Bollettone dell'archivio arcivescovile in data 9 febbraio 1260 si ha notizia
dell'investitura data dal vescovo Giovanni dei Mangiadori al chierico Lotto,
figliuolo di Dino, della carica di rettore della chiesa di S. Martino a
Petroio nel piviere di Acone. In San Miniato esiste la chiesa di Santo Stefano
e San Michele, Sorta nel XII secolo su
una cappella privata della famiglia Mangiadori, occupa il secondo posto, dopo
la Cattedrale, fra le chiese sanminiatesi. E' ricordata in una bolla di
Celestino III con il titolo di Santo Stefano. La dedicazione anche a San
Michele avvenne nel 1583, quando l'antica chiesa longobarda di San Michele in
Rocca fu sconsacrata e ridotta a civile abitazione da Monsignore Michele
Mercati.
Il Repetti chiamò San Miniato
"semenzaio di uomini illustri e di ingegni celebri in tutti i tempi e in
tutte le serie". Infatti personaggi insigni sono ad essa legati: in San
Miniato ebbe i Natali il Capitano Barone dei Mangiadori che comandò la
cavalleria fiorentina nella battaglia di Campaldino.
Alcune
croniche indicano protagonisti delle lotte tra Pisa e Firenze componenti della
famiglia Mangiadori, “Usando della propizia circostanza il generale pisano
tirò verso l'Ancisa, ed i fiorentini sorprese il 3 ottobre. I quali furono
rotti, disfatti, e perdettero più di quattrocento uomini, tra cui Ranuccio
Farnese e due giovani di grande espettativa, uno degli Obizi e l'altro dei
Mangiadori, che rimasero prigionieri. La domane dopo la battaglia i pisani
occuparono il forte castello dell'Ancisa, abbandonato dal luogotenente del
Malatesta. i Fiorentini comprendendo vicina la guerra, si diedero a prepararsi
gagliardamente. Anno 1397
Ed in fatti si adoprarono tanto, che condussero l'Appiano a far pace col
Comune di Lucca: così veniva tolto di mezzo il motivo per cui erano scese in
Toscana l'arme lombarde: ma in Toscana appunto voleva Gian Galeazzo la guerra.
Il conte Alberico da Barbiano, incaricato di lui, tentò prendere ai
fiorentini il forte castello di Samminiato per mezzo di Benedetto Mangiadori e
col facore dell'Appiano”.
Altre
notizie indicano un Mangiadori
Vescovo di Fiesole (sede fiorentina vacante dal 31.XII.1274, morte
del vescovo Giovanni dei Mangiadori, vescovo di Fiesole al
28.V.1286 data di nomina del vescovo Iacopo
da Castelbuono.
Giovanni
dei Mangiadori di San Miniato risulta essere stato uno dei più
valorosi condottieri di ventura durante tutto il trecento,
intraprese azioni contro Pisa per Firenze nel 1363 dove fronteggia
il moretto, successivamente viene sconfitto dalla compagnia Bianca
di Alberto Sterz così denominata dalle bianche insegne. Nel
1369 lo troviamo impegnato contro Giovanni Acuto nelle battaglie
tra Pisani e Fiorentini nei pressi di Cascina, muore nel
1380 conquistando la fama di uomo iniquo e micidiale
Mangiadori
di San Miniato:
Stemma:
Di
rosso alla saracinesca con tre traverse d’argento
Bibliografia:
Nello Toscanelli, "Toponomastica ragionata....." Pisa Nistri Lischi
editori 1931. Socrate Isolani, " Il mio paese" Volterra tipografia
carnieri 1907. Rino Salvestrini "storia di Castelfalfi" estratti
dalla relazione tecnica dell'archeologa. Gio. Targioni
Tozzetti,
"Relazione di alcuni viaggi.......". Emanuele Repetti, "
Dizionario geografico fisico e storico della Toscana" 1841. Archivio
di stato Firenze, Armi e Podesterie, Manoscritti n°476. Archivio
di stato Firenze, "raccolta Ceramelli Papiani" Archivio
di stato Firenze, "Raccolta Segrebondi". www.condottieridiventura.it
www.fondazionesanminiato.it
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