Associazione culturale Tectiana,   ricerche storiche  per un contributo alla memoria della Valdera e per la valorizzazione dei beni culturali   

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Gli antichi cimiteri dentro le mura del Castello di Peccioli
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Montagnani Mauro – Bertini Andrea

 

RINGRAZIAMENTI

Si ringrazia per la cartografia digitale l’Ufficio Tecnico del Comune di Peccioli, da cui è stato possibile disegnare la carta dei Terzieri

AVVISO

Per maggiori informazioni riguardo la versione integrale con approfondimenti più dettagliati, si invita a contattare gli autori della pubblicazione . Qualora si desiderasse estrarre notizie dalla presente pubblicazione, si invita a citare oltre che gli autori, anche il sito www.isbrigatodapeccioli.it. Alcune carte riportate di seguito sono conservate presso l’Archivio di Stato di Pisa e pertanto non sono scaricabili dal sito, ma sono solo consultabili.

Introduzione

 

I Cimiteri di Peccioli

 

La visita a questi luoghi a Peccioli e nelle frazioni del Comune, è svolta fuori dai centri abitati[2]. Questa “regola” che localizza i cimiteri fuori dalle città abitate è piuttosto recente ed è stata introdotta in Italia con l’epoca napoleonica nei primi anni del 1800 con l’Editto di Saint-Cloude[3]. Anche La politica riformatrice dei Lorena, che, nell’arco del primo mezzo secolo di governo investì tutti i settori della società con nuove normative igieniche (motuproprio), riguardanti anche i cimiteri. Durante il XIX secolo ed i primi decenni del XX secolo furono così realizzati i cimiteri urbani, lontani dalle città, vietando qualsiasi altro luogo per le sepolture(salvo eccezioni) e separando così “fisicamente” la città dei vivi dalla città dei morti . La pianificazione urbanistica del XX secolo e le migliori condizioni igieniche delle sepolture hanno in seguito limitato questa separazione fisica tra le due realtà della città, con l’introduzione della minima distanza inderogabile la così detta “fascia di rispetto cimiteriale”[4], sempre più ridotta con lo sviluppo industriale ed edilizio degli anni ’60 del XX secolo.

Fanno eccezione a quanto detto sopra le piccole realtà paesane come il caso di Peccioli, dove lo sviluppo edilizio nella sua generalità non ha ancora inciso sulla fascia di rispetto cimiteriale, ed ancora oggi per Noi, l’affermazione “vado al cimitero” è sinonimo di spostamento fisico rilevante, spesso con l’auto, verso un luogo ubicato fuori dal luogo dove abitiamo. Prima dell’editto napoleonico, la separazione fisica tra la città ed i cimiteri non esisteva. La presenza entro la città, della Pieve o Chiesa principale, dava ad essa ruoli e funzioni quali l’ubicazione del Fonte Battesimale(quindi il luogo della purificazione dei nuovi nati) e del Cimitero(il luogo del riposo eterno).

Focalizzando l’attenzione sul cimitero, deve essere fatta una distinzione di non poco conto. Non tutte le persone erano sepolte all’interno del cimitero della chiesa. Spesso le persone importanti, i nobili, la borghesia mercantile o chiunque aveva un certo benessere economico si faceva seppellire all’interno della chiesa in sepolcri, posti sotto il pavimento delle navate laterali o delle cappelle delle compagnie religiose, nelle cappelle private o nella peggiore ipotesi negli avelli[5](di proprietà privata o di qualche confraternita religiosa).

E’ facile capire adesso, come nei cimiteri delle chiese si seppellissero tutti gli altri cittadini, direttamente nella nuda terra, in modo che dopo pochi anni potessero essere riusati i medesimi spazi di sepoltura. I resti riesumati erano successivamente depositati negli ossari. Al popolo povero(che era la maggior parte della popolazione) non era data la possibilità del ricordo dei propri cari in modo duraturo nel tempo. Quindi per questi cimiteri non vi era la necessità di grosse estensioni fisiche, come invece siamo abituati oggi, dove il benessere economico diffuso ha consentito l’estensione generalizzata del concetto di testimonianza dell’esistenza e quindi anche della sempre maggiore necessità di superfici cimiteriali, con notevoli introiti economici per i nostri Comuni(in genere proprietari dei cimiteri). 

 

        

A sinistra una tomba monumentale, a destra il campo della rimembranza ex cimitero ottocentesco

IL CIMITERO DI PIAZZA DOMENICO DA PECCIOLI

Dagli studi compiuti fino ad oggi presso l’Archivio di Stato di Pisa(ASP) riguardo ai Terzieri di Peccioli[6], specificatamente in merito al Terziere o Quartiere di Sant’Antonio[7], abbiamo trovato la presenza di un cimitero localizzato accanto alla Pieve di S.Verano , sulla parte occidentale dell’attuale Piazza Domenico da Peccioli. Da questi studi non sono emerse altre localizzazioni di cimiteri contigui alla Pieve di San Verano. Tuttavia non è da escludere che precedentemente alla edificazione della Cappella del S.S. Sacramento e di quella dell’Assunta, sia stato presente su questi terreni un antico cimitero.[8] All’interno di questo isolato erano localizzate tre case, che al 1622 risultavano appartenere alla famiglia Barbieri di Pisa , mentre nell’estimo mediceo del 1690 le troviamo intestate alla famiglia Quaratesi di Firenze.[9] Le tre case sono qui state evidenziate per la particolare localizzazione che avevano all’interno del terziere. Queste erano infatti ubicate nel Terziere di S.Antonio l.d. al Cimiterio. La vicinanza di un cimitero alle abitazioni in passato non era una novità, specialmente se le abitazioni prospettavano davanti alla chiesa principale del paese. La curiosità della localizzazione “inedita” di un cimitero, su parte dell’attuale Piazza Domenico da Peccioli, ci incuriosì, e tentammo di verificarne l’estensione anche attraverso lo studio delle filze delle Deliberazioni e Partiti presenti all’interno dell’Archivio Storico Comunale, riordinato di recente dal Dott. F.Trombi[10]. Durante questi studi abbiamo trovato due deliberazioni inerenti proprio il cimitero. La prima riguardante la sua presenza, riporta anche le motivazioni che indussero la Podesteria a doverlo spostare in un luogo allora disabitato, ossia accanto alla Chiesa della Madonna del Carmine o del Fosso.[11] La seconda descrive i lavori necessari per la realizzazione di una piazza pubblica al fine di ampliare lo spazio per le fiere ed i mercati, successivamente in tempi a noi più vicini, denominata Piazza Domenico da Peccioli .

Si riportano integralmente i verbali delle due Delibere[12]

A.C.P. L6- pg 166 R-166V

Addì 15 Luglio 1772

Deliberazione n.60 in favore del Nuovo Campo Santo

Coadiuvati coll’assisenza del sig. Lorenzo Righi Cancelliere del Tribunale di Peccioli in luogo del signor Podestà, impedito, li Signori: Francesco Pescatori e Bartolomeo Tuccini - Governatori Rappresentanti la Comunità di Peccioli con i signori Giuliano Damiani, Francesco Pescatori, Giuseppe Salvini e Bartolomeo Cilotti – Consiglieri della medesima: in sufficiente numero di sei (…) tratti (…)

Ai quali essendo stato da me Cancelliere infrascritto partecipata una lettera all’Illustrissimo e Elevatissimo Signor Tenente Soprassindaco al dì 15 Aprile 1772 relativamente alla nuova costruzione di un campo santo da farsi fuori all’abitato a forma del B.R. di S.A.R. del 13 Febbraio 1772, con quel più che si dice in suddetta lettera, alla quale.

Delibera deliberarono ordinarono doversi sopperire e rimuovere il vecchio campo santo che resta dietro la loro chiesa parrocchiale di S.Verano di Peccioli, con fabbricarne uno nuovo fuori all’abitato in luogo detto Il prato alla Madonna del Fosso, lateralmente alla chiesa che esiste in detto luogo, e tutto a solo fine di evitare in avvenire le fetide esalazioni, che tramandava in occasione che ivi seppellivano dei cadaveri, o vi mettevano li spurghi dei sepolcri e molto più ancora, perché dietro al suddetto campo santo vi sono i canali che portano l’acqua alla vicina cisterna della loro Podesteria; onde con loro legittimi modi di voti sei tutti favorevoli e nessuno contrario, stanzia scudi 60 per supplire alle spese della fabbricazione di detto nuovo campo santo, con che si faccia la solita comandata degli (…)

A.C.P. L7- pg 95R

Addì 24 Aprile 1773

Comunicazione 40 – Diversi lavori(alzare muro che sostiene la piazzetta davanti alla Podesteria e livellare terreno del vecchio campo santo, risistemare il loggiato della Podesteria)

Cordiali Signori

Claudio Nozzolini e Gaetano Pagni (…) in tratti (…) Aperte Niccolaio Sarchi benché intimato.

Con loro legittimi relazioni di voti due tutti favorevoli si stanziarono scudi quaranta degli avanzi veri di suddetta Podesteria, spendersi nel fare risarcire e nell’alzare il muro che sostiene la Piazzetta

ed i pozzi di loro Podesteria , cavare il terreno della medesima per essere troppo alto, e metterlo in piano col vecchio camposanto stato demolito e ridurla ad uso di piazza pubblica per comodo dei mercati e delle fiere che si fanno in Peccioli; e parimenti per resarcire e stabilire le colonne al del loggiato di detta Podesteria ; con che si renda di tener conto delle spese e salvo approvazione.

Leggendo la prima Delibera si capisce chiaramente quale disagio “olfattivo” provocava agli abitanti delle case vicine, la presenza del cimitero. Oltre a questo primo inconveniente, ve ne era uno meno evidente ma certamente più deleterio. Era infatti presente contigua al suddetto cimitero, una cisterna pubblica che serviva per le esigenze umane della popolazione di Peccioli di allora. L’approvazione della Delibera che prevedeva la demolizione del cimitero ed il suo allontanamento in aree più sicure e più inodori, è un esempio delle riforme “igieniste” dell’epoca settecentesca, successivamente ampliate in epoca napoleonica[13]. Noi aggiungiamo, che forse anche la presenza vicino al cimitero del Palazzo Quadratesi, famiglia cittadina fiorentina, forse ha “favorito” la scelta della Podesteria di ubicare il nuovo cimitero fuori dell’abitato di allora. Leggendo però la seconda Delibera, il quadro forse si fa meno preoccupante, perché sembrerebbe che i lavori riguardassero l’abbassamento del terreno dove erano localizzati la piazzetta ed i pozzi della cisterna, per livellare il terreno del vecchio campo santo ormai demolito. Evidentemente il livello di questa piazzetta era più alto del cimitero e quindi era meno probabile che “infiltrazioni pericolose” potessero rendere avvelenata l’acqua della cisterna.[14] La sistemazione attuale di Piazza Domenico da Peccioli risale probabilmente alla fine del XIX secolo o ai primi anni del 1900. 

 


     

A sinistra un chiusino nella chiesa di San Verano, a destra veduta di piazza Domenico da Peccioli

 

Analizzando la piazza nel catasto lorenese del 1830, si nota l’assenza della scalinata centrale che dava accesso al loggiato della Pieve di San Verano, mentre sono riportati sulla carta dei segni grafici, che quasi certamente rappresentano muri di sostegno della parte occidentale della piazza. Questo fatto apparentemente insignificante è invece fondamentale per capire la continuità della sistemazione della piazza, tra la seconda Delibera settecentesca e la situazione odierna. Prendendo in esame alcune fotografie contenute nel libro di A.Nesti-Peccioli ed il suo territorio-vita quotidiana e società nel ‘900[15], si nota la presenza della scalinata centrale che da accesso al loggiato laterale della Pieve di S.Verano. Gli scalini nelle fotografie sembrano essere in numero uguale ad oggi ed anche la piazza nel suo complesso sembra avere le stesse pendenze planimetriche odierne. I muri presenti nella carta del 1830, probabilmente servivano a mettere in piano la piazza con la strada posta davanti al Palazzo della Podesteria(oggi detto Palazzo Pretorio) ed indirettamente confermerebbe quanto riportato nella seconda Delibera analizzata, per la creazione di uno spazio pubblico da usare per fiere e mercati. La conferma a quanto sopra detto è proprio la presenza nelle fotografie della scalinata centrale, in quanto gli scalini, si sono resi necessari solo dopo che la piazza è stata ribassata e resa in pendenza così come la vediamo ancora oggi. Non sappiamo quale sia stata la motivazione che ha portato il Comune alla sistemazione attuale, ma forse potrebbe essere di natura “architettonica” tesa a dare maggiore apertura e visibilità sia alla Pieve di San Verano, sia agli edifici che si affacciano intorno alla piazza.

Peccioli

Lì 21/04/2006 Mauro Montagnani e Andrea Bertini

 


[1] Per la Chiesa Cattolica il giorno liturgico in omaggio ai defunti è il 2 di Novembre, detto appunto Commemorazione dei defunti.

[2] Nel caso di Peccioli, l’ultima espansione edilizia del Piano per l’Edilizia Economica e Popolare si è avvicinata al è stata realizzata al limite della fascia di rispetto cimiteriale.

[3] L’obbligo di edificare i cimiteri fuori dai centri abitati fu introdotto per la prima volta da Napoleone Bonaparte nel 1804 con l’Editto di Saint-Cloud. Questo norma legislativa derivò, sia da esigenze igieniche sia per un certo egualitarismo di derivazione giacobina, e disponeva che le tombe fossero collocate fuori dalle città e avessero lapidi uguali. L'imminente estensione dell'editto all'Italia suscitò molte polemiche e discussioni, nelle quali intervenne anche il poeta Ugo Foscolo con la composizione de I Sepolcri.

[4] Oggi in Italia le norme tecniche del piano regolatore generale non dettano alcuna disposizione in materia, limitandosi a richiamare l’applicazione obbligatoria dell’articolo 338 del testo unico delle leggi sanitarie del 1934. Nello specifico si stabilisce una distanza minima di 200 mt tra le costruzioni ed i cimiteri. Il Consiglio Comunale può approvare, previo parere favorevole della competente azienda sanitaria locale, la costruzione di nuovi cimiteri o l'ampliamento di quelli già esistenti ad una distanza inferiore a 200 metri dal centro abitato, purché non oltre il limite di 50 metri, quando ricorrano, anche alternativamente, le seguenti condizioni: a) risulti accertato dal medesimo consiglio comunale che, per particolari condizioni locali, non sia possibile provvedere altrimenti; b) l'impianto cimiteriale sia separato dal centro urbano da strade pubbliche almeno di livello comunale, sulla base della classificazione prevista ai sensi della legislazione vigente, o da fiumi, laghi o dislivelli naturali rilevanti, ovvero da ponti o da impianti ferroviari.

[5] Gli avelli erano delle sepolture collettive usate nel passato. Questa sepoltura era costituita da una o più vasche interrate, apribili nella parte superiore tramite dei chiusini, nel quale i corpi dei defunti, opportunamente avvolti in teli, venivano calati dall’alto ed adagiati nella parte inferiore della vasca. Con il tempo i corpi si sovrapponevano l’uno sopra l’altro e solo la loro decomposizione(e quindi il prosciugamento con schiacciamento delle parti molli dei corpi) consentiva di usare per molto tempo la sepoltura. I liquidi umani della decomposizione dei corpi, erano poi raccolti esternamente tramite i così detti “spurghi”, ubicati nella parte più bassa dell’avello e successivamente depositati nei cimiteri. Si immagini quale disagio “olfattivo” si aveva durante la sepolture dei corpi negli avelli o con il deposito degli spurghi nei cimiteri.

Queste sepolture erano molto diffuse all’interno delle chiese, speso legati alle rendite di una confraternita o della chiesa stessa. Infatti per essere sepolti al loro interno si doveva pagare una retta, che consentiva una sepoltura non anonima come quella dei cimiteri, ma nemmeno esclusiva come il sepolcro o la tomba di famiglia.

Tra le testimonianze “documentate e rilevate” su questa tipologia di sepoltura presenti in Valdera, si può leggere il libro di Paolo Morelli Alica:un castello della Valdera dal medioevo all'età moderna.

Nella nostra Pieve di S.Verano, sono presenti all’interno della Cappella del Santissimo Sacramento ed in quella dell’Assunta, dei chiusini di pietra.

Non sappiamo al momento se queste chiusure siano da ricondurre a degli avelli o se invece sono degli ossari, dove venivano deposti i resti dei defunti dissotterrati nel camposanto di Piazza Domenico da Peccioli. Lo stesso dicasi per la presenza di detti chiusini in entrambe le cappelle. Nel caso questi chiusini fossero proprio degli ossari, non è da escludere che siano i resti di precedenti cimiteri, successivamente messi a servizio del cimitero seicentesco.

Potrebbe comunque essere interessante eseguire una ispezione aprendo questi chiusini(naturalmente con tutte le cautele del caso ed eseguito da archeologi specializzati)per verificare quale fosse l’antica funzione e verificare se ancora oggi sono presenti al loro interno i resti dei defunti.

[6] Per la comunità di Peccioli, la definizione di terziere è stata ripresa dal libro di F.Trombi “Il castello di Peccioli e il suo territorio nei secoli XIV-XVI - Le istituzioni, l’insediamento, la proprietà “ pg. 43 nota n.2 . “I Terzieri, di cui si parla e si parlerà ancora in questo testo, erano le tre parti in cui era diviso il borgo [6] di Peccioli. Dalla documentazione analizzata in questa sede risulterà che il nome dei terzieri pecciolesi, che ovviamente derivava da quello di un qualche santo protettore, non sarà sempre lo stesso: mentre per i secoli XIV e XV avremo sempre i tre terzieri di San Michele, San Jacopo e Sant’Andrea, per il secolo XVI avremo quelli di San Lorenzo, San Jacopo e Sant’Andrea, anche se, a volte, ricomparirà anche quello di San Michele.”.

[7]La denominazione di Terziere di Sant’Antonio, all’interno degli estimi medicei, è stata trovata fino ad ora in 12 descrizioni di beni.

Le localizzazioni erano prevalentemente ubicate all’interno o nelle vicinanze dell’isolato centrale del terziere di S.Jacopo, circoscritto dalle attuali Via Lambercione, Piazza Monsavino, Via Carraia, Piazza Domenico da Peccioli.

[8] Si veda quanto già detto nella nota n.5. Un’altra curiosità, è data dalla presenza di una lapide in marmo bianco di Carrara, posta al centro del pavimento della Cappella dell’Assunta, sulla quale è incisa la scritta “ossario”. Per indagare sulla presenza di un antico cimitero sotto la Cappella, sarebbe interessante verificare le pareti più interne dei fondi privati ad uso magazzino, presenti sotto la terrazza(le loggiole) della Pieve dei S.Verano.

Tornando alle notizie archivistiche sul cimitero di Piazza Domenico da Peccioli, è da evidenziare come l’esistenza di questo cimitero sia stata documentata dall’estimo del 1622 in poi. In quelli precedenti risalenti agli anni 1543, 1547, 1560 non abbiamo mai trovato toponimi di aree cimiteriali vicine o contigue alla Pieve di San Verano, anche se esistevano certamente.

[9] Successivamente nel corso del XVIII secolo i Quadratesi uniformarono le facciate delle tre case in un unico palazzo, ancora oggi leggibile su Piazza Domenico da Peccioli, nella sua semplice ma uniforme architettura , con il loro stemma gentilizio in facciata.

[10] F.Trombi “Il castello di Peccioli e il suo territorio nei secoli XIV-XVI -Le istituzioni,l’insediamento, la proprietà “ pg. 69-102.

[11] Questo cimitero, censito anche nella pianta del catasto lorenese del 1830, ha continuato ad essere usato fino alla costruzione, nel corso del XIX secolo del successivo cimitero che era localizzato dove ora è il Parco delle Rimenbraze . In seguito a fine XIX secolo fu costruito l’attuale cimitero ed il precedente nei primi anni venti del XX secolo fu bonificato e trasformato in parco.

[12] Le delibere sono contenute nelle filze Deliberazioni e Partiti dell’Archivio Storico Comunale, rispettivamente, libro n. 6 pagine 166-167(Deliberazione n.60 in favore del Nuovo Campo Santo) e libro n. 7 pagine 95 Comunicazione 40 – Diversi lavori(alzare muro che sostiene la piazzetta davanti alla Podesteria e livellare terreno del vecchio campo santo, risistemare il loggiato della Podesteria)

[13] L’obbligo di edificare i cimiteri fuori dai centri abitati fu introdotto per la prima volta da Napoleone Bonaparte nel 1804 con l’Editto di Saint-Cloud. Questo norma legislativa derivò, sia da esigenze igieniche sia per un certo egualitarismo di derivazione giacobina, e disponeva che le tombe fossero collocate fuori dalle città e avessero lapidi uguali. L'imminente estensione dell'editto all'Italia suscitò molte polemiche e discussioni, nelle quali intervenne anche il poeta Ugo Foscolo con la composizione de I Sepolcri.

[14] Sulla presenza di una piazzetta davanti al palazzo della Podesteria(Palazzo Pretorio)con muri di sostegno del terreno, si può vedere la pianta di Peccioli del catasto lorenese, dove lo spazio urbano è quello di una piazza. Dalla estremità della scalinata(una sola) della Pieve di S.Verano, inizia una linea che dovrebbe rappresentare il muro di sostegno.

[15] A.Nesti-Peccioli ed il suo territorio-vita quotidiana e società nel ‘900-Bologna 1994- pagine 67 e 68

   

 

  

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