RICERCHE
STORIOGRAFICHE E BIBLIOGRAFICHE
UN ABITATO
SCOMPARSO “CATIGNANO”
I DOCUMENTI
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DATA ESTREMA
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RIPORTATA DA
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DOCUMENTO
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800
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E. Repetti
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Donazione al
Papa Alessandro I da parte di Carlo Magno: “una
Curtem Cantinianum positan in territorio Llucensi et
Vulterrensi”
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4 gennaio 853
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G.Caciagli
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Atto di proprietà
della “Pievaccia”: “ il
loco ubi dicitur cantiniano prope lumen Roggio”
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1115
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G. Caciagli
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Atto di vendita
del castello di Peccioli al Vescovo di Volterra da parte dei Da
Catignano
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3.3.1423
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S. Mori in
Rassegna Volterrana
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Visita Pastorale
“ecclesia S.
Jacobi de Catignano in plebatu”
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9.6.1437
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S. Mori in
Rassegna Volterrana
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Visita Pastorale
“ecclesia S. Jacobi de Catignano
plebatus plebis de Peccioli”
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1450
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Inedita ASF
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Beni della Badia
di Carigi: “in luogo
detto la Badia in Piandicatignano”
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1622-1690
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Inediti ASP
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Estimi fondo
fiumi e fossi: “alla
torre in Catignano” e “Catignano sotto la torraccia”
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1718
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G. Salvagnini
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Corporazioni
Religiose soppresse : “fassi
fede che il podere anticamente detto la Badia è oggi diviso in
due poderi detti Badia e Santa Barbara, tutti e due sono stiora
800”
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F. Trombi
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Atto di vendita
“della
metà della torre murata mattoni in Catignano indivisa con
Ceccho da Catignano”
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[1]
Vedi nota sul Repetti
INDAGINE
La storiografia
ufficiale, nella persona di E. Repetti, riporta la prima notizia su
Catignano in un documento di Carlo Magno (800 d.C.) riguardante una sua
donazione al Papa Alessandro I, nella quale è compresa “una
Curtem Cantinianum positan in territorio lucensi e vulterrensi” Già
questa notizia ci dice che Catignano era :
a) una Corte o Curtis ;
b) posizionato a confine
della diocesi di Volterra e Lucca(si veda la cartina sottostante
(estratto da carta allegata alle Decime I-II P.Guidi e
M.Giusti)
(…)Le corti
costituirono il primo passo di un processo di riorganizzazione del
paesaggio agrario che avrebbe poi trovato il suo compimento tra il
secolo X° e il XII° con la diffusione dei castelli e con
l’affermazione della “signoria territoriale”. La riaggregazione
della popolazione sparsa non fu dunque un fatto immediato, ma un lungo
processo, che si svolse in tempi e modi diversi a seconda dei contesti
microregionali. La ricerca archeologica dimostra che in Toscana, fra il
VII e VIII secolo, mentre le pievi andavano coagulando popolazione
sparsa sugli stessi paesaggi dove erano state e avevano operato le ville
e i villaggi tardoantichi, nascevano sulle alture nuovi villaggi di
capanne,abitati da una popolazione all’inizio priva di significative
articolazioni sociali interne. …….. (estratto da “La Storia della
Toscana-1 Dalle origini a Settecento”E.Fasano Guarini-P.Pezzino-
capitolo Dalle ville ai castelli, un nuovo paesaggio umano a cura di
R.Francovic-) . Altro documento conosciuto della storiografia ufficiale
riportato dallo storico G.Caciagli è datato 4 Gennaio 853 in cui si fa
cenno di una tenuta di proprietà della Pieve di S.Giusto di Padule,
conosciuta comunemente con il nome “la Pievaccia” 1 nel
quale si individua Catignano “in loco ubi dicitur Cantiniano, prope
lumen Roggio “ ossia “ in luogo detto Cantiniano(Catignano), di
fronte al fiume Roglio”. Questo documento risulta interessante perché
:
a) la Pieve di Padule
era in diocesi di Lucca e quindi conferma che Catignano era ubicato
vicino al confine tra le due diocesi di Lucca e Volterra ;
b) Catignano era di
fronte al Roglio, anche se non è detto che il corso del torrente
attuale sia il medesimo di quello di 1200 anni fa .
La terza notizia storica
che abbiamo riscontrato su Catignano è la presenza di una chiesa
dedicata a San Jacopo di cui si trova notizia che anche nelle visite
pastorali della Diocesi di Volterra 2. In merito alla
localizzazione sia della chiesa sia della corte di Catignano si deve
evidenziare una possibile inesattezza storica pubblicata da E.Repetti,
nella sua raccolta ”Dizionario geografico fisico, storico della
Toscana-volume quarto-pg.623” pubblicato a Firenze negli anni 1843-46
. Lo storico localizza ed afferma che :
1) Sia la chiesa di
S.Jacopo sia il paese di Catignano erano situati nel valloncello del
Roglio tra Peccioli e Montefoscoli e la medesima chiesa esisteva ancora
come oratorio quando scriveva la raccolta ;
2) Il paese di Catignano
con l’atto di donazione di Carlo Magno del 800 d.C., era localizzato
sui confini delle Diocesi di Lucca e Volterra ,anche se questa notizia
è inserita a fine articolo, quasi a confermare l’insicurezza da parte
dell’autore nella localizzazione .
L’inesattezza a nostro
parere è evidente per tre motivi :
- La carta delle decime
del 1200 sopra riportata nella quale si vede bene come il confine tra le
due Diocesi,(ancora oggi più o meno valido), sia lontano dalla
direzione Peccioli-Montefoscoli indicata dal Repetti, che poteva far
pensare all’ubicazione di Catignano sul crinale di Poggio al Pino o
nella pianura sottostante ;
- L’assenza di edifici
religiosi riscontrata analizzando i fogli di mappa del Catasto Lorenese
del 1830 dei Comuni di Peccioli e di Palaia, riguardanti l’area
indicata dal Repetti . Il catasto lorenese è di tipo
geometrico-particellare, molto puntuale e descrittivo e difficilmente
non avrebbe evidenziato la presenza di un edificio religioso(anche di
piccole dimensioni) ;
- Nella ricerca
archivistica, tuttora in corso presso l’Archivio di Stato di Pisa (di
cui illustrerò successivamente i risultati raggiunti) si sono
riscontrati più di 100 toponimi con il nome o l’associazione al nome
“Catignano” , tutti localizzati prevalentemente vicino al confine
delle due Diocesi .
Una conferma a quanto
sopra , che Catignano non era localizzato “nel valloncello del Roglio”(come
lo chiama Repetti) tra Peccioli-Montefoscoli, è anche un documento
storico dell’Archivio di Stato di Firenze (fondo Corporazioni
Religiose Soppresse-Monastero del Paradiso) del 1450 , riguardante i
beni della Badia di San Cassiano di Carigi , poi passati di lì a poco
alle Monache del Paradiso. Nel documento, sono elencati i beni della
Badia di Carigi,…..in luogo detto la Badia in Piandicatignano . Un
ulteriore conferma alla tesi sopra descritta , si è riscontata
nell’inverno 2003, direttamente sulla zona in esame, durante
sopralluoghi di ricerca storica di superficie. Presso il podere S.
Barbara (zona nord di Peccioli, lungo l’antica via comunale che
conduceva verso Pontedera-Firenze) , dopo l’esecuzione di lavori di
ristrutturazione di un alloggio e la demolizione/rifacimento delle
facciate intonacate, sono emerse delle pareti murarie in blocchi di
arenaria a faccia a vista su tre lati della testata est del podere, che
per costume edilizio sono molto simili ai tipici paramenti murari delle
pievi romaniche di campagna o delle antiche dimore signorili
fortificate(si vedano le fotografie sottostanti) .
Successivamente la parte
in oggetto, forse anche per la soppressione e la decadenza dell’uso a
cui era predisposta, è stata sopraelevata per la costruzione
dell’attuale “casa del lavoratore”(come si usava classificare le
case coloniche negli estimi medicei), ed all’interno è stato inserita
una struttura portante in pilastri-volte a crociera in muratura di
mattoni, forse in sostituzione delle strutture lignee del tetto . La
struttura voltata è stata successivamente o contemporaneamente ripetuta
con il medesimo modulo dimensionale e tipologico-costruttivo in altre
tre campate adiacenti ed in successione in direzione ovest. Questo
conferma l’abbandono della primitiva funzione e la trasformazione
dell’edificio antico in edificio agricolo per più nuclei familiari .
A sostegno della tesi della “chiesa, forse di S.Jacopo” vi è la
stretta somiglianza alle murature in esame alle pievi della zona, si
vedano ad esempio la stessa Pieve di S. Verano di Peccioli, del Pino, di
Fabbrica, di S,Giorgio di Palaia, ecc. Inoltre, successivamente, è
stata inserita nella parte alta della muratura una nicchia di circa 2
metri di altezza per 1 metro di larghezza e 0,50 metri di profondità,
con all’interno un’immagine dipinta rappresentante la Madonna
Addolorata, (leggi relazione
sull'immagine) quasi a rammentare l’antico uso religioso
dell’edificio . A sostegno invece della tesi della residenza
fortificata” è la mancanza assoluta di qualsiasi decorazione lapidea
sulle murature, la mancanza di tamponamenti di monofore o bifore e
soprattutto l’assenza dell’abside . Forse un piccolo saggio di scavo
in prossimità dei due lati minori(specialmente quello meridionale) ed
un rilievo accurato, potrebbero chiare definitivamente quale sia stata
l’antica funzione della costruzione, ed avvalorarne, forse,
l’ubicazione dell’antica chiesa di S. Jacopo di Catignano . Ad oggi
la parte in oggetto è usata come rimessa agricola .
Una nota aggiuntiva sul
podere di S. Barbara è stata presa in prestito dall’architetto G.
Salvagnini storico e cultore di storia locale, che riporta nella sua
pubblicazione “Montefoscoli mille anni di storia” pp. 54-55 , all’
anno 1718, una fonte dell’Archivio di Stato di Firenze Corporazioni
religiose Soppresse n.970 con scritto “fassi fede che il podere
anticamente detto la Badia è oggi diviso in due poderi detti Badia e
Santa Barbara , tutti e due sono stiora 800 ” dalla quale si evince la
notizia della formazione del podere . I due poderi come altri nella zona
di Montefoscoli tra il 1400-1700, erano prima di proprietà della Badia
di Carigi, poi dalla metà del quattrocento fino a tutto il seicento
delle Monache del Paradiso di Bagno a Ripoli ed infine dei Padri Gesuiti
del Collegio di San Giovannino di Firenze . Di questi ultimi due enti
ecclesiastici sono stati riscontrati beni immobiliari quali terreni
agricoli nella zona intorno al podere di Santa Barbara . Già da quanto
sopra esposto, si può affermare che Catignano era uno dei luoghi più
antichi della campagna pecciolese. Per gli storici o anche per i
semplici appassionati di storia locale, viene da accomunare Catignano
sede di Corte e chiesa di epoca altomedievale con la Pieve al Pino,
entrambi localizzati in prossimità di siti romani o estrusco-romani .
Si veda ad esempio quanto riportato da “ G.Ciampoltrini in Preistoria
e Protostoria tra Valdarno e Valdera “pp, 126,148 sul sito del podere
l’Olmo per l’età romana, ubicato nella pianura tra Peccioli e
Capannoli e la vicinanza al sito archeologico di Ortaglia di epoca
etrusca della Pieve al Pino . Questo paragone si inserisce bene nella
descrizione storica di R.Francovich riportata all’inizio, in quanto in
entrambi i siti si può individuare l’ubicazione in continuità con
gli insediamenti antichi, successivamente decaduti con l’avvento
dell’incastellamento dei villaggi d’altura, evidentemente più
difendibili nelle continue guerre dell’epoca comunale.
E’ appunto con
l’inizio dell’incastellamento del paese di Peccioli che
contemporaneamente inizia la scarsità di notizie storiche sui villaggi
di Catignano e della Pieve al Pino (non abbiamo toponimi di un villaggio
con nome diverso), eccetto che per le sole visite pastorali.
Evidentemente l’unica istituzione che rimaneva ancora presente nei due
luoghi era la Chiesa, dipendente dalla Pieve di S.Verano , quella di
Catignano , mentre la Pieve al Pino fu unita alla Pieve di Ghizzano
(come riporta M.Bartoli nel suo libro”Quattro chiacchere sulla Storia
di Peccioli” a pagina 36).
2. Si legge nelle visite
pastorali riportate da S. Mori in Rassegna Volterrana, "Pievi della
diocesi Volterrana antica": Manca nelle Tuscie. Cosi nel Sinodo. La
visita 3.3.1423 annota ecclesia S.
Jacobi de Catignano in plebatu de (manca) discoperta
et sine tecto et noia: muri autem dicte ecclesie bene manent. Nullus
est rectoret est si-ne cura. La visita 9.6.1437 registra ecclesia
S. Jacobi de Catignano plebatus plebis de Peccioli, ne è rettore il
pievano del Pino Antonio da S. Miniato, est
sine cura... in hedifltùs male se habet et est tota discoperta.
FINE DELLA PRIMA PARTE
Mauro Montagnani
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