L’antica campana delle ore di Lajatico
Note storiche sulla campana della torre civica
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Il
trascorrere del tempo a Lajatico è probabilmente scandito dallo stesso
suono da 727 anni risale,
infatti, all’anno 1279 la campana della torre civica
è quindi una delle più antiche della
provincia di Pisa Il bronzo,
che in questo caso non possiamo dire sacro,
ha un’altezza di 76 cm (90 con la
corona) e un diametro al labbro di 71 cm, la parte superiore è dotata di
maniglione (corona) a sei anse, il peso, calcolato in base alle
dimensioni, dovrebbe aggirarsi intorno ai 500 kg. Quest’antica campana
si presenta nella sua forma più allungata, rispetto a quelle moderne,
caratteristica dei sacri bronzi fusi prima del 1400
La decorazione esterna è costituita da alcune rigature in rilievo che
attraversano la campana nella sua circonferenza, due appena sopra il
labbro, tre nella parte superiore, le quali racchiudono un’iscrizione
latina su due righe a caratteri misti in capitale e onciale
preceduta ognuna da una croce bizantina, nella prima riga (in alto) si
legge: +AD-MCCLXXVIIII-MENTEM, nella seconda riga in caratteri simili:
SCAM-SPONTANEUM-HONOREM-DEO-ET-PATRIE-LIBERATIONEM- il primo rigo può essere così trascritto: “Anno Domini
1266 mentem”, che ci indica l’anno della fusione e la parola
mentem. Il secondo può
essere così sciolto: “sanctam spontaneam ad honorem Dei et patrie
liberationem”
il quale non è altro che l’epitaffio di S. Agata,
che inizia con la parola “mentem” dal primo rigo. Questa locuzione
non ci fornisce indicazioni particolari, dato che si tratta di
una formula ripetitiva scritta su molte altre campane. L’epigrafe non
ci indica purtroppo ne il nome del fonditore ne quello del committente,
è permesso quindi formulare qualche ipotesi. Da alcune osservazioni
sulla forma e sui caratteri dell’epigrafe possiamo sicuramente
attribuire la campana ad alcune botteghe di fonditori Pisani,
tra queste quella di
“Gerardus Pisano” è la più proponibile, poiché vi sono campane
conosciute e firmate che
hanno alcune caratteristiche simili.
La campana è sorretta da un castello in ferro piuttosto deteriorato
dalla ruggine, posto sulla sommità della torre civica, un martelletto
collegato all’orologio batte le ore. Non è
provvista ne di battaglio e ne di mozzo, è completamente coperta di
ossido e incrostazioni, non sarebbe sbagliato musealizzarla, e mettere
al suo posto una copia fedele (ci sono fonderie specializzate per questo
tipo di operazione). Le campane antiche risalenti al XIII secolo sono
rare, poiché sono riuscite a passare indenni a distruzioni, come ad
esempio quelle attuate
durante il periodo Napoleonico, oppure, in tempi più vicini a noi,
nella prima e nella seconda guerra mondiale, furono infatti emesse
ordinanze di requisizione di campane per farne cannoni. Questi manufatti
sono in ogni modo vincolati dalle sovrintendenze, e ogni intervento deve
essere autorizzato.
E’
doveroso sottolineare l’enorme importanza di questo manufatto, abbiamo
quindi la responsabilità
di ben conservare e tramandare la memoria storica del passato che
rimane.

Andrea Bertini
Tectiana Peccioli
venerdì 21 aprile 2006
Si ringrazia il sig. Giannelli e il sig
Alessandro dell'ufficio tecnico del comune di Lajatico.
Alcuni
caratteri come la D e la M sono in onciale, altri sono in Capitale,
questa caratteristica epigrafica è riscontrabile in ambito pisano
su molte altre iscrizioni a partire dal XI secolo. Si veda in
proposito la Tesi di laurea discussa nel dicembre 1994 presso
l’università “La Sapienza” di Roma da F. Zagari (...)
La formula varia e in
alcuni casi, come quello della campana Pecciolese, si trova scritto
“Patris” (padre) invece di “Patrie” (patria), è probabile
che si tratti di uno dei numerosi errori di interpretazione della
Locuzione Agatiana, oppure si possono attribuire ad errori di
scrittura dei campanai, tutt’altro che rari.
Locuzione Agatiana. Questa iscrizione fu comune dal XIII secolo in
poi a molte campane italiane, e non è di facile interpretazione, si
leggeva sul sepolcro della Santa e secondo la leggenda l’avrebbe
incisa un angelo sulla pietra.
Pisa nel medioevo era uno dei centri maggiori per la produzione di
campane, e per la fusione del bronzo in generale, avendo mantenuto
questa arte grazie anche ai rapporti commerciali che questa città
aveva con il mondo bizantino. Si conoscono numerose campane
realizzate da fonditori pisani, a Lucca, Roma, Parma, Firenze,
Perugia, Assisi, tutte datate intorno al XIII-XIV secolo.
La campana in questione
per quanto riguarda l’uso di caratteri con lettere a
rilievo in formelle pronte, secondo la tecnica che poi divenne
quella dei caratteri mobili della stampa, assomiglia ad altre
firmate da Gerardus Pisano. Nel caso della campana Pecciolese datata
1266 l’epigrafe è stata costruita probabilmente con cordoncino in
cera applicato direttamente sulla matrice. Nella prima
metà del XIII secolo si trovano diverse campane scritte con
la tecnica del cordoncino di cera, mentre nella seconda meta se ne
osservano sempre meno. Fino a scomparire nel XIIII secolo.
L’attribuzione a un Gerardus è rafforzata anche dalla forma della
campana, molto allungata (a tubolare) e piuttosto rotonda sotto la
corona, questa caratteristica esclude l’attribuzione all’altra
bottega di fonditori Pisani, quella di Guidotto, si veda infatti la
forma della “Pasquereccia”, campana posta sulla torre di Pisa e
fusa da loro.
L’orologio è ancora
funzionante con il sistema a contrappesi che scaricandosi scendono
fino alla base della torre.
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