Associazione culturale Tectiana,   ricerche storiche  per  un contributo alla memoria della Valdera e per la valorizzazione dei beni culturali   

Volontariato per la cultura locale

Gli stemmi gentilizi nei palazzi di Peccioli
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Stemma 7 localizzato Piazza del Popolo

           

Scaglione verde in oro, con tre rami di palma 
CARATTERISTICHE 
MATERIALE Marmo bianco con venature caratteristiche del marmo di alcune cave delle Apuane
TIPO stemma gentilizio
PERIODO XV secolo anche in questo caso è la decorazione a dirci il periodo storico
COLLOCAZIONE facciata principale posto lateralmente al secondo piano dell’edificio
STATO Ottimo ben riconoscibili anche i particolari
INTERVENTI conservazione
DECORO decorazione cinquecentesca
NOTE STORICHE

Bellissimo stemma in marmo localizzato in Piazza del popolo sulla facciata del palazzo che fino al secondo dopoguerra era abitato dai conti  Tomei Albiani. Lo stemma non appartiene a questa famiglia ma è molto più antico, è l'insegna dei Palmierini di Pisa  originari di Montaione. Questa famiglia ha avuto la proprietà  del sito nei secoli XVII e XVIII, all'estinzione della casata (nel 1731 riporta un autore, ma vi sono delle contraddizioni)  i beni confluirono nel patrimonio di un 'altra famiglia i Pini, questi erano i parenti più prossimi e gli fu posto l'obbligo di mantenere il cognome, infatti da quel momento si chiamarono Pini Palmierini. Lo stemma invece fu modificato totalmente. Ebbero molti cavalieri dell'Ordine di Santo Stefano, la commenda Palmerini fu fondata il 27 marzo 1647 dal cavaliere Vincenzo e Francesco. fratelli e figli del fu Alessandro di Francesco Palmerini con dote e fondo di scudi 2000 in una "presa di terra di staiora 155, posta nella podesteria di Peccioli, in luogo detto al Podere delle Terre dell'Ospedale Nuovo di Pisa", con l'obbligo ai successori di aumentare il detto fondo di scudi 2000 Anton Giovanni del fu Polidoro Pini Palmerini espose al Gran Maestro che, a seguito della morte dell'arciprete e vicario generale Anton Francesco Palmerini, ultimo di sua famiglia. era a lui devoluta la commenda Palmerini di Pisa. Egli chiese, poi, di concedergli di limitarsi a fare le sole provanze della sua vita e dei suoi costumi, avendo già fatto l'aumento alla detta commenda Alessandro Gasparo di Giuseppe del fu Polidoro Pini Palmerini, egli rappresentò ai Dodici Cavalieri del Consiglio, che suo padre aveva rinunziato alla commenda PaImerini, restata vacante a seguito della morte di Anton Giovanni Pini, e  aveva chiesto che l'investitura di essa fosse accordata a lui stesso. Detto Alessandro Gasparo, in esecuzione di tale rinunzia, supplicò il Gran Maestro di fargli grazia dell'abito di cavaliere milite, il supplicante giustificò la sua discendenza legittima; le sue qualità nobili; di avere l'età di anni 29 (essendo nato il 16 aprile l759, pisano); che il padre era proprietario di "case e di butteghe in Peccioli ed in altri luoghi", Il 14 ottobre 1760, detto Alessandro Gasparo vesti l'abito di cavaliere milite, come successore nella commenda Palmerini

Moltissimi beni i Palmierini ebbero nel pian di Catignano, ovvero il pian di roglio, fino al podere di bandonica, di loro proprietà, e dove si trova tuttora il loro stemma in pietra serena, assai corroso dal tempo ma sempre leggibile, il podere oggi è proprietà dei signori Galli

  stemma in pod. bandonica

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Stemma 8 localizzato in piazza del Popolo 

                 

Al naturale con un paio di forbici o cesoie poste in palo, Sono leggibili due "M" una sulla decorazione in basso e una in alto
CARATTERISTICHE
MATERIALE pietra serena tipo Maiano
TIPO stemma gentilizio
PERIODO XVI secolo
COLLOCAZIONE Facciata  principale sopra il terrazzo centrale
STATO Buono ma mancante di un pezzi di decorazione nella parte superiore
INTERVENTI consolidamento conservativo
TIPO DECORO accartocciato
NOTE STORICHE

Questo stemma non è rappresentato nelle guide araldiche, in tutti i trattati consultati non si è trovata traccia di uno stemma simile. L'oggetto rappresentato è presente in tutta l'araldica Toscana solo in due casi, i Mugnai di Livorno e i Della Tosa di Pisa, ma entrambi sono accompagnati da altri oggetti. Ci risulta che lo stemma sia considerato da qualcuno essere quello dei Pecori, in riferimento al vicolo Pecori che si trova sotto il palazzo, la considerazione potrebbe essere plausibile, dato che è condizione comune anche con altri casi, non sappiamo se tale ipotesi sia supportata da qualche fonte.   E' comunque sicuro che i presunti Pecori di Peccioli non sono i Pecori (poi Pecori Giraldi) Fiorentini, il loro stemma è completamente diverso e la loro storia non si è mai intrecciata con quella di Peccioli. Nelle liste dei catasti medicei (Fiumi e Fossi)  abbiamo  appurato che i Pecori, non hanno  avuto proprietà nel comune dal 1500 alla fine del 1700, Nel catasto Leopoldino, compiuto nel 1830, risultano proprietari di quel palazzo.

 
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Stemma n° 9 localizzato in via Matteotti

       

 Aquila a ali spiegate. Forma di tipo gotico germanica Cartiglio in testa “ GERARDUS DE UPEZZINGHI
CARATTERISTICHE 
MATERIALE Marmo  bianco senza venature
TIPO stemma gentilizio
PERIODO Moderno anche se la forma è medievale lo stemma è cinquecentesco, infatti è a questa data che gli Upezzinghi comprarono il palazzo
COLLOCAZIONE facciata principale
STATO ottimo
INTERVENTI trattamento conservativo 
DECORO gotico germanico
NOTE STORICHE

Stemma molto noto, appartiene infatti agli Upezzinghi. Opizzo Upezzinghi nel 975 ai 15 di Ottobre prende in enfiteusi dall’Arcivescovo di Pisa terre poste a Vico Vitri (oggi Calcinaia) . Gli Upezzinghi signoreggiarono sui castelli di Calcinaia , Marti, Mazzagamboli, e furono baroni di Palermo, Cavalieri di Malta ecc. Uguccione di Opizzo ( o Obizzo) nel 1113 sposò Cilia , figlia del conte Cinotto morto nel 1096, vedova del conte Ugo di Capolini, che in quell’epoca erano signori del Pistoiese di vari castelli. La Cilia portò allo sposo Uguccione Upezzinghi il “magum cappe” una sopra dote di quei tempi, avuta sul primo matrimonio fatto con il conte Ugo Cadolingi; alcuni studiosi ritengono che il contratto di quelle nozze si trovi nell’archivio di casa Upezzinghi. Stefano d’Empoli che trovasi nell’archivio Diplomatico di Firenze. Dal primo matrimonio di Cilia col conte Ugo Cadolingi nacquero due figli , Bulgaro e Lottario, i quali seguirono la linea dei Cadolingi e non già portarono il nome di Cadolingi agli Upezzinghi, come scrissero che sia avvenuto il Repetti ed il Tronci, poiché all’epoca che i due nominati scrissero le loro cronache la suddetta pergamena non era ancora scoperta. Il Cav. Flaminio circa il 1650 scrisse le storie patrie tutt’ora inedite e che alcuni ritengono che tali manoscritti siano nell’archivio di famiglia. Il Cav. Jacopo , figlio del capitan Francesco, morì nel 1768 a dì 5 Febbraio . Con esso si estingue il ramo maschile degli Upezzinghi lasciando eredi dei beni e del cognome i fratelli Andrea e Flaminio Lanfranchi Lanfreducci, figli di una Upezzinghi. Da Flaminio Lanfranchi Lanfreducci Upezzinghi ne pervennero Jacopo e Giulio il primo morto celibe il 6 Aprile 1846 e il secondo con filgi morto il 18 Aprile 1851. Dal matrimonio col Cav. Giulio contratto con la N.D. Maria dei marchesi Tommasi di Cortona ne venne Maria che fu maritata in casa del Rosso dei Marchesi Tanucci di Pisa ; Andrea morto celibe nella sua ex Villa di Crespignano , presso Caprona nel 1897: Anna maritata al conte Costantino Rasponi delle Teste di Ravenna, e infine Benedetto morto in Pisa pure celibe in età di anni 85 il giorno 31 Agosto 1899 nominando suoi eredi i suoi nipoti Giovan Battista e Giuseppe dei conti Rasponi delle Teste, e lasciando cospicui legati di beneficenza alla città di Pisa nonché il celebre quadro di Guido Reni rappresentante l’Amor Sacro e l’Amor Profano. A Peccioli gli Upezzinghi sono stati proprietari della castellaccia dopo che gli era stata venduta dai Lambardi nel 1527 circa, inoltre sono stati proprietari della casa dove è posto lo stemma nello stesso periodo. e di molte altre case e terreni, per un approfondimento sui possedimenti in Peccioli vedi "possidenti della castellaccia". Il fondo della famiglia Upezzinghi all'archivio di stato è ben fornito di notizie, vi è anche una mappa del centro storico di Peccioli nel XVI secolo, già edita in diverse pubblicazioni locali.

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Andrea Bertini, Mauro Montagnani                             

 

  

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