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Introduzione
La data
del 25 ottobre ha per tutti i cittadini di Peccioli una grande
importanza, la Chiesa ed in particolar modo il popolo,
celebrano la festa del Santo Patrono. Oggi si è perso un po' quell'
attesa euforica che c'era fino a un pò di tempo fa, ma il clima
festoso si avverte e coinvolge anche chi ha perso la
sensibilità alle antiche tradizioni.
Qualche anno fa
i preparativi iniziavano molti giorni prima, le compagnie e le
confraternite preparavano gli addobbi, le insegne, i bandelloni, si controllavano
che i bossoli per appoggiare le aste fossero solidi e si preparava
la chiesa per la celebrazione. Il Proposto insieme ai parroci
organizzavano la liturgia da tenere per l'occasione, la filarmonica
metteva insieme il repertorio musicale, così come l'organista e
il coro. Anche nelle osterie c'era movimento, ci si
preoccupava di avere una buona scorta di vino in modo da non
rimanere a secco !!
San
Verano, la tradizione
Nome
insolito, quello del nostro patrono, pochissimo diffuso fuori da
Peccioli, eppure suggestivo, se è vero che deriva dalla parola
latina ver, cioè dal nome della primavera.
Di
questo santo dal nome tipicamente d'oltralpe, sono
intitolati ben sette comuni Francesi, è patrono di quattro grandi
abbazie e ha ispirato diciotto inni dell'antica liturgia
gallicana, la devozione è popolarissima nella contea del
Venaissin. La figura di S.Verano è perfettamente inserita nella
storia, Gregorio di Tours, storico della Gallia Merovingia,
racconta che poco dopo il 581, andando a far visita alla madre che
abitava pochi chilometri a nord di Cavaillon, lo conobbe di
persona. Il nome di questa località è quel Cavaglione che i
Pecciolesi usano da sempre quando dicono di San Verano che era
vescovo di Cavaglione.. Egli fu tra i sessantatre
sottoscrittori del concilio di Macon, convocato il 23 ottobre 585
per pacificare le aspre e continue enormità perpetrate dalla
nazione francese. Fu rispettato dai re di Austrasia e Neustria, e
di Borgogna. Nel 589 difese
con altri otto prelati di fronte al re di Borgogna la causa di
alcuni vescovi, i quali giustamente avevano scomunicato alcune
monache fuggitive, ma da esse erano stati assaliti ed espulsi con
truppe prezzolate. A lui si attribuisce uno scritto contro il
matrimonio dei preti, fatto usuale a quell'epoca, nel quale
suggerisce l'idea che ormai debbano venir ordinati sacerdoti
soltanto quei monaci virtuosi disposti al celibato.
Non si conosce l'anno preciso della morte, né quello della sua
nomina a Vescovo, ma doveva essere già anziano, se, come racconta
chi ha descritto la sua Vita, prima fu dedito alla contemplazione e
al pellegrinaggio apostolico, sconfiggendo mostri e draghi
(eresie e residui di paganesimo ) visitando luoghi santi e
specialmente Roma. Durante questa visita si ha notizia di sue
fermate a Milano, Ravenna, Albenga, e certamente a Peccioli,
La devozione popolare a Peccioli è stata molto alta,
motivata da un fatto portentoso, nella tradizione corrente,
infatti
i Pecciolesi si appellano ad un suo passaggio, da vivo, come
pellegrino verso Roma, e prima di celebrarne la gloria dopo
morto in cielo, ne ringraziano la potenza taumaturgica in terra,
perché con un segno di croce avrebbe liberato istantaneamente i loro
padri da una distruttiva e insanabile pestilenza. Un autore
descrive così i fatti "
Nel suo
avvicinamento alla città etrusca, il futuro vescovo Verano fu attratto
da un piccolo borgo raccolto sul crinale collinoso a cavallo fra
le valli fiorenti del Roglio e dell'Era. Si
chiamava Petiole quel gruppo di povere case, era ancora avvelenato
dall'arianesimo e stremato da una grave pestilenza che ne uccideva
i miseri abitanti con la stessa spaventevole ferocia di un drago
insaziabile. Disponendo
le prime tre dita della mano destra come pontefice, Verano tagliò
l'aria malsana col segno di croce e Peccioli fu salvo. Quello
stesso segno portentoso con cui aveva liberato gli ossessi e
guarito gli infermi, scacciò per sempre l'eresia e il morbo
riducendo il famelico drago in catene" drago ammansito
che accompagna sempre il Patrono in tutte le immagini.
Cavaillon
Nel
sud della Francia in provenza tra Durance e Luberon, ai piedi
della collina di St Jacques, c'è Cavaillon con le sue
tipiche viette, le piazze, i caffè, i negozi e accoglienti
ristoranti. Attualmente Cavaillon è compresa nel dipartimento di
Vaucluse (84) conta circa 25000 abitanti e dista da Parigi
circa774 km. Numerose le ricchezze del patrimonio storico di
questa citta provenzale: una delle piu belle sinagoghe d'Europa
(del XVIII secolo), la cattedrale del XII secolo dedicata proprio
al nostro patrono, un grazioso chiostro, l'Arco Romano del I
secolo, la Cappella del Grande Convento (1684) e la Cappella St
Jacques. Cavaillon è un buon punto di partenza per visitare tutta
la Provenza, praticare escursioni nella regione del Luberon.
Avignone dista solo 24 km. Carpentras 27 km.
Cittadina di origine romana Cabellio (Cavaillon) si stendeva ai
piedi dell’oppido protostorico costruito sulla collina
Saint-Jacques.
L’agglomerazione si estendeva sotto la città attuale su circa
700 m da nord a sud e 400 m da est a ovest. Il suo asse maggiore
si trovava sotto l’attuale Grand’rue.
L’architettura pubblica è rappresentata solamente dalle
vestigia monumentali di un arco tetrastile – senza dubbio un
arco di incrocio – datato della prima decade della nostra era e
che si trovava, fino al suo spostamento del XIX s. (Place du Clos),
nelle vicinanze della cattedrale romana. La città era approvvigionata
d’acqua tramite un acquedotto proveniente da Vaucluse, di cui
rimangono solamente alcune vestigia.
alla cattedra vescovile di Cavaillon fu chiamato, mille anni più
tardi di Verano, il Volterrano Mario Maffei.
la peste
Della
peste che imperversava a Peccioli possiamo dare alcune ipotetiche connessioni
storiche. La malattia
figura nelle fonti storiche antichissime, già descritta da
Tucidide nell'antica Grecia , famosa l'epidemia ad Atene che nel
430 a.c. causò la morte anche del grande Pericle. In epoca
medievale è storicamente famosa l'epidemia del 1347 che
imperversò anche nella nostra zona, come quella del 1630 descritta
nel Romanzo di Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi.
Come
è provato dalla storiografia tutte queste epidemie sono
caratterizzate da altri fattori coincidenti, nel 1347 si ebbe
infatti una piccola glaciazione e in quel secolo e molti anni
avanti ci fu un progressivo indebolimento della società ( prima
recessione dopo la rinascita dell'anno mille) a cui
corrispose una diminuzione della popolazione. Anche nel 1630 la
peste fu accompagnata da una grande carestia causata anche dalle
cruente e dispendiose guerre tra i grandi stati europei e ebbe
come conseguenza anche in questo caso la diffusione con forza del
morbo.
Nell'epoca
di cui ci stiamo interessando vi è sicuramente una congiuntura di
questo genere, in proposito si deve dire che l'anno 585 si trova
ad essere in uno dei periodi più bui della storia d'Italia, è
infatti in questo periodo che proprio nell'Italia Centrale era in
corso una lotta ferocissima tra i bizantini e i Longobardi per il
possesso dei territori. I Bizantini avevano mantenuto il
territorio della civitas Volterra e i longobardi
premevano da nord arrivando dal loro ducato di Lucca. In
proposito si deve anche sottolineare che il confine della Attuale
diocesi di Volterra con quella di Lucca (poi San Miniato )
taglia all'incirca la valle dell'Era all'altezza della Badia di
Carigi e corrisponde ala linea di separazione dei
territori Bizantini e quelli longobardi, questo fa presupporre che
proprio nella zona intorno a Peccioli vi siano state combattute
battaglie tra i due eserciti , non dobbiamo dimenticare che anche
in epoca precedente un'altra guerra devastante sconvolse la
toscana, quella che contrappose i bizantini con i goti
definita appunto guerra Greco-Gotica.
in
questo situazione si inserisce molto bene il quadro di desolazione
che trovò San Verano quando nel suo pellegrinaggio si accinse a passare per Peccioli e non
stupisce quindi la tradizionale descrizione del morbo della
peste identificato con il drago.
il
percorso di San Verano
Scendendo dalla
Francia a Roma nella seconda metà del VI secolo, San Verano
probabilmente seguì per lunghi tratti quella "Strata publica
peregrinorum" che sarebbe poi diventata la principale via
della cristianità con il nome di via Francigena o Romea. Le
strade che San Verano dovrebbe avere toccato fanno parte
essenzialmente della antica viabilità Romana, molto
sviluppata nel V secolo e in decadenza nell'anno in cui è vissuto
il Vescovo. Cavaillon si trova infatti in un incrocio tra la
via Domitia che saliva verso le alpi e la via Aurelia che scendeva
verso L'italia dividendosi in altre strade sempre romane. La
Via Iulia Augusta venne fatta costruire
dall'imperatore Augusto a partire dal 13 a.C. e si sviluppa da
Vada Sabatia (Vado Ligure) fino al fiume Var, in Provenza
(Francia). Questo tracciato oggi non è sempre rintracciabile, ma
si può ritenere che tendesse a seguire la linea di costa,
distaccandosene ovunque fossero ostili le condizioni orografiche;
in questi casi la strada si addentra nelle valli interne. La Via
Aurelia-Aemilia Scauri venne fatta costruire dal console Emilio
Scauro a partire dal 109 a.C. per proseguire la Via Aurelia verso
Ponente. Si sviluppa dalla odierna Toscana fino a Vada Sabatia
(Vado Ligure). i Una importante diramazione della Via
Aurelia/Aemilia Scauri congiungeva Vada Sabatia a Dertona
(Tortona), dove si trovava già la grande strada padana costruita
dai Romani trent'anni prima e nota come Via Postumia. Nella nostra
Regione Verano Vescovo Percorse con tutta probabilità sempre le
strade di origine etrusco-romana. Possiamo ipotizzare che si
sia immesso nella Valdera provenendo dalla piana Pisana, ben
fornita di strade. In Valdera è improbabile che abbia
percorso una strada di Pianura, la "Salaiola" infatti è
una strada abbastanza recente e deve il suo sviluppo appunto
al trasporto del sale dal Volterrano a Firenze, anche nel medioevo
ma sopratutto in epoca medicea e moderna. Questo non significa che
la viabilità di fondo valle non vi fosse, dato che insediamenti
Romani sono stati accertati anche nel piano, è comunque dato per
certo da diversi studiosi che importanti strade di origine etrusca siano sui crinali, sia dalla parte di
Palaia che dalla
parte di Morrona. La presenza di antiche pievi e monasteri (Badia
di Carigi e pieve di San Iacopo in Catignano) in prossimità del
piano del Roglio e dell'Era indica perlomeno l'esistenza di
viabilità minore e guadi nei fiumi.
San Lino e
Volterra
San Verano era
diretto a Roma, il passaggio da Peccioli fu un caso fortuito
attribuibile ipoteticamente a diversi fattori. Un
motivo potrebbe essere quello della presenza nella zona di posti
di cura per i viandanti, le magioni (o alberghi) di Montelopio,
Certalla e Spedaletto frequentate poi fino al 1400, è
probabile che vi siano state strutture simili già in quel periodo
dato che nello stesso periodo la diffusione del monachesimo era
iniziata. altra motivazione potrebbe essere stato
l'incontro sul suo cammino con il santo
patrono Volterrano l'eremita 0ttaviano suo contemporaneo. Ma
potrebbe anche avere deviato il viaggio verso Roma per recarsi
volutamente a Volterra, nella
diocesi che era stata la patria di San Lino secondo Papa della
Cristianità, e che aveva dato i natali a papa Leone Magno,
scomparso un secolo prima, Entrambi protagonisti dello sviluppo
del Cattolicesimo e sicuramente già venerati. Inoltre si deve
dire che Volterra era già importante sede Vescovile di San Giusto
(patrono della diocesi, 5 giugno 556) e Geminiano (649)
A San Verano
sono attribuiti oltre che il miracolo svoltosi a Peccioli numerosi
altri, tra i quali :
IN
RAVENNA Richiama
in vita il figlio di un gentiluomo, ed una fanciulla: distrugge
gli idoli, e converte molti alla Fede.
IN ROMA Mentre prega presso la tomba dei Santi Apostoli, si aprono
miracolosamente le porte della tomba medesima.
IN ALBENGA
Dopo aver distrutto
gli idoli impetra la pioggia, e discaccia da quei luoghi un feroce
dragone. IN VALCHIUSA
Mentre il corpo del
Santo è portato a seppellire, il di lui mantello, alzatosi in
aria miracolosamente precede e guida il funebre corteggio: La
Duranza, e la Sorga aprono il passo alla venerata. Salma; quindi
il mantello arrestossi nel luogo che il Santo aveva scelto per
la sua sepoltura.
IN
TORINO
Libera un uomo
condannato ad essere arso vivo, estinguendo il fuoco col gettarvi solamente
Il suo bastone.
IN ARLES
Dove era andato per
assistere al Concilio esalò lo Spirito nelle braccia del Signore,
avendo prima predetto il giorno della sua morte.
IN MILANO
Col Segno della
Santa c'roce libera molte persone travagliate dai demonii, ed
altre oppresse da varie malattie;
IN BRIANSON Porge
senza alcuna resistenza il collo ad un masnadiero, e quindi,
alle di lui preghiere, gli sana il braccio inaridito e Io converte
alla Fede.
IN EMBRUN
Di dove passò
per andare Roma guarisce molti
energumeni, ed altri ammalati con il solo segno della Santa
croce.
IN CAVAGLIONE
Trae fuori da
una caverna un dragone che infestava crudelmente tutto il paese,
lo lega con una
catena, e lo caccia al di là del monte. In
effetti tutti questi luoghi corrispondono a tappe effettuate
durante il lungo tragitto da Cavaillon a Roma
La
devozione
A
San Verano i Pecciolesi vogliono bene: nutrono per lui un affetto
cordiale e diremmo confidenziale I cittadini manifestano questi
sentimenti di simpatia e di confidenza, gli abitanti di Peccioli e dei dintorni fecero a
gara nei secoli per abbellire la loro Chiesa con preziosissime
immagini sacre dedicate a San Verano, non c'è una casa che non
abbia al suo interno una icona del santo, appesa a qualche parete.
Con il passare dei secoli la venerazione del Santo Patrono si è
arricchita di oggetti e immagini nonché di tradizioni sempre nuove
a seconda delle esigenze. Lo si prega se in estate la campagna ha
bisogno di acqua, lo si rimprovera se poi ne viene troppa, è suo
malgrado un capro espiatorio che raccoglie tutti i
sentimenti del popolo di Peccioli.
le stampe
In Chiesa vi
sono numerose stampe raffiguranti San Verano, una in particolare
è veramente bella. E' della metà dell'ottocento e vi si osserva la
figura di San Verano con, sullo sfondo, il Paese di Peccioli come
era all'epoca. Osservando attentamente si può riconoscere la
forma dell'antico campanile romanico, il loggiato intorno alla
chiesa, il torrione circolare posto dove ora passa via Mazzini. La
stampa fu commissionata da un proposto certo Giuseppe Menciassi
Lupi che come vedremo fornì la chiesa di molte altre opere, nella
stampa vi sono anche descritti alcuni dei Miracoli che San Verano
fece nell'arco della sua vita. In basso si legge: "Questa
Sacra Immagine di S. VERANO
Vescovo, Patrono
Titolare della Chièsa propositura di Peccioli faceva incidere a
proprie spese, e dedicava alla sincera devozione del suo
amatissimo Popolo il Molto Rev.do Sig. Don Giuseppe Menciassi
Lupi - Proposto meritissimo della Chiesa medesima l’Anno
del Signore 1863". Purtroppo la stampa è attualmente in
pessime condizioni, e avrebbe bisogno di un restauro conservativo
prima che si deteriori del tutto. Sullo stesso modello ve ne sono
altre stampate agli inizi del novecento ma sono di peggiore
qualità e non vi si trovano elementi di testimonianza storica.

Alcune
stampe ottocentesche raffiguranti San Verano
le statue
San Verano è
Raffigurato in una bella statua, alta, imponente, con un drago,
simbolo del male ammansito ai suoi piedi, viene riportato in
processione per le strade del paese nella annuale festa a lui
dedicata che è celebrata la domenica più vicina al 26 di
ottobre. Un'altra bella statua sempre raffigurante il Santo
è nella cappella del Santissimo sacramento La statua non è di
grande valore artistico, in compenso è il valore devozionale che
è molto alto.

Lapidi
Dietro l'altare
maggiore c'è una una grande lapide in marmo bianco, è stata
fatta istallare anche essa dal proposto Menciassi Lupi nel 22
ottobre del 1854, il giorno del santo patrono come vi si può
leggere sopra, è dedicata al miracolo di San Verano.
Nell'epigrafe in Latino si legge:
A.P.M. \ ISTAM QUAM SUSPICIS LECTOR EFFIGIEM DIVI VERANI CUJUS PATROCINIO ACCEPTUM REFERENS \ PECCIOLENSIS POPULUS SI JAM SECUNDO A TETERRIMO CHOLERAE MORBO INDIQUE IN CONFINIIS \ DEBACCHANTE INCOLUMIS EVASIT HORTANTE JOSEPHO MENCIASSIO LUPIO PRAEPOSITO MERITISSIMO \ SUIS IMPENSIS PINGEDAM ET HIC SOLENNI POMPA DIE XXII OCTOBRIS MDCCCLIV AD TANTI \ BENEFICII MEMORIAM GRATIQUE ANIMI ARGUMENTUM PONENDAM
CURAVIT\
Questa lapide è
attualmente coperta dall'organo elettronico che fu istallato nel
coro quando per i lavori di restauro fu necessario smontare
l'antico organo a canne Tronci

Dipinti
A
Peccioli, in chiesa, esisteva una tavola duecentesca, che
raffigurava San Verano con alcune scene dei suoi miracoli. Questa
opera sembra che venisse requisita e venduta. Nel 1842,
avuta notizia che il dipinto si trovava a Milano, fu recuperata da
Giuseppe Toscanelli. Ma messo di fronte a due tavole quasi uguali,
il Toscanelli, non conoscendo evidentemente a sufficienza i
particolari del dipinto, finì per mettere le mani su
una tavola di San Nicola da Bari E così, mentre San Verano è
rimasto a Milano in una collezione privata abbiamo nella nostra
chiesa un San Nicola che
gran parte dei Pecciolesi identifica per il nostro patrono.
Comunque, se non altro, la tavola di San Nicola è opera veramente
pregevole. La tavola rappresentante il San Verano è attualmente
al museo di Brera a Mlano, fu donata dal collezionista
privato a quel museo. In una grande mostra sui primitivi al
museo nazionale di San Matteo a Pisa è stata esposta insieme al
San Nicola conservato nella chiesa di San Verano. Il dipinto negli
ultimi tempi è stato oggetto di una rinnovata attenzione grazie
all'emergere di nuovi studi sulla pittura medievale e anche per
l'attenzione e lo studio che ruota intorno al museo delle icone
Russe nel vicino palazzo pretorio, del quale la tavola duecentesca
è affine almeno per l'origine della maniera Bizantina.
Nell'abside
proprio sopra il coro c'è una grande tela dipinta da A.Sorbi a
metà ottocento nella quale è rappresentato San Verano con ai
piedi il drago ammansito legato per una catena. In basso un'angelo
gli porge una miniatura del paese di Peccioli, per l'esattezza la
piazza del mercato (attuale piazza del popolo) nel quale si
riconosce bene la forma dell'antico campanile Romanico, le logge
del mercato e il palazzo del Podestà, nel centro della piazza è
raffigurato San Verano che uccide il drago. In questo dipinto il
santo porta un piviale nel cui fermaglio vi è dipinto lo stemma
del comune, in basso c'è lo stemma del committente la
famiglia Menciassi Lupi. Il Dipinto probabilmente verrà spostato
in un'altra posizione quando prossimamente sarà pronto il museo
di arte sacra nella cappella dell'Assunta.
Nella
Cappella suddetta si trova un'altro importante dipinto, è
posizionato sopra l'altare principale ed è molto più grande
dell'altro, rappresenta l'assunzione della vergine con sotto da destra : San Bartolomeo, San
Verano, San Tommaso, Santa Caterina d'Alessandria.
Questa pala di altare è stata attribuita al pittore fiorentino
Jacopo Vignali, ma sull'opera completa di Giovanni Bilivert a cura di Roberto cantini, si legge l'attribuzione a questo ultimo pittore anche esso Fiorentino, tanto che indica il punto dove la tela è firmata dall'autore, sulla ruota di Santa Caterina,
G.B.1628
Nella
chiesa del Carmine c'è un affresco del XV secolo, attribuito alla
scuola di Benozzo Gozzoli, posizionato proprio sopra l'altare
maggiore, vi è rappresentato La Madonna in trono e alla sua sinistra si trova San Giuseppe, mentre a destra San Verano Vescovo, sullo sfondo un Porticato da cui si intravede un paesaggio collinare, questo Affresco è stato staccato dalla cappella di
proprietà del podere chiasso Gherardo attuale via san Sebastiano,
Il toponimo " Madonna di chiasso Gherardo" è ricorrente per tutto il XV e il XVI secolo dopodichè la chiesa
probabilmente è rovinata e l'affresco fu staccato e
riutilizzato nella chiesa del Carmine. L'affersco ha subito molti restauri e attualmente è molto manomesso
 
Sopra
da destra l'affresco nella chiesa del Carmine (Scuola di Benozzo
Gozzoli XV), la tavola di San Nicola (Ugolino da Tedice XIII),
la pala d'altare nella Cappella dell'Assunta (Jacopo Vignali
o Giovanni Bilivert XVII)

Sopra da
destra la grande tela nell'abside, (A.Sorbi XVIIII) particolare,
stemma del committente
la reliquia
Una
reliquia di San Verano è conservata in un caratteristico tempietto
d'argento. Nell'anno 1631, , fu donato da Donna Luce Pucci moglie
del cavaliere Ottavio Ubaldini. Anche questo è un segno di come
a San Verano si ricorresse, nel corso dei secoli, come al
salvatore, al liberatore dalle pestilenze, il 1631 infatti è
l'anno dell'ultima grande epidemia. Sul bordo della semicoppa
inferiore si legge la scritta: "ill.ma.
D.LUCET.PUCCI.ILL.NI.DOCTAVII.UBALDINI.UXOR.HAC.S.VERANI.RELIQUIA.POT.IFI.CIS.\\
PERMISSU.E.CAVALLIONE.TRASLATA.ECCLE.D.VERANI.PRO.
SUA.DEVOTIONE.DOMAVIT.A.MDCXXXI." Il reliquiario tutto
di argento è un notevole pezzo di oreficeria Genovese del XVII
secolo, Sul piede si vedono due punzoni raffiguranti la lanterna Genovese sormontata da corona in campo ovale.
Il Piede ovale decorato da cherubini sbalzati intervallati da motivo vegetale o bordato da giro di palmette,
Il Fusto è composto da tre nodi di cui quello centrale decorato da tre cherubini aggettanti e volute,
le teca è in vetro delimitata nella parte inferiore e nella superiore di due semipoppe decorate da fascie e motivi vegetali, ai lati della teca due colonne che sorreggono la raffigurazione di due santi di cui uno in abito vescovile , in alto sotto un piccolo padiglione la Madonna.

I sigilli
In tutte le
funzioni ufficiali la chiesa usava sigilli e timbri con l'icona
del Santo se ne trovano tracce un pò dappertutto nelle antiche
carte dell'archivio parrocchiale. Nella documentazione anagrafica
che fino all'unità d'italia e oltre aveva valenza legale veniva
affisso il timbro della Parrocchia con l'effige di San Verano. Lo
stesso simbolo si trova inciso anche in alcuni oggetti liturgici e
in alcuni antichi antiphonari nella biblioteca

Orazioni
Nel corso degli
anni la liturgia si è arricchita di antifone e orazioni
riguardanti proprio le gesta del Santo Patrono ne trascrivo qui
una in latino: ORA PRO NOBIS BEATE VERANE (antiph) STELIT
VIS UNDA FLUENS ET PER SICCUM IN MEDIO CIUS SACRUM CORPUS
EFFERENTES POPULI PLURES AMBULAVERUNT PALLIO COELITUS ET LEVATO
VIA AD SEPULCRUM PRAEMOSTRANTE V GLORIOSE MAGNIFICATUS ES
BEATE VERANE B QUIA PER TE MIRABILIA MULTA FECIT DOMINUS (oratio)
PROPITIARE QUIE SUMUS DOMINE NOBIS FAMULIS TUIS PER BESTI VERANI
CONFESSORIS TUI ALQUE PONTIFICIS MERITA GLORIOSA ET EIUS PIA
INTERCESSIONIE AB OMNIBUS PROTEGAMIUS ADVERSIS PER DOMINUM
la chiesa
A gloria del santo Vescovo fu tempo dopo innalzata una chiesa in
forma di cattedrale, la quale diventò ben presto meta di
pellegrinaggio nel nome del prodigioso presule francese, gli
abitanti di Peccioli e dei dintorni fecero a gara nei secoli per
abbellire la loro chiesa con preziosissime immagini sacre. la prima notizia certa di questa chiesa, che pare sia l'unica in Italia
intitolata a San Verano, proviene da un documento dell 1 aprile
1097, nel quale si attesta che un certo terreno a Ferrali di
Casanova confina "in terra Sancti Verani",
Sull'origine della Chiesa di Peccioli possiamo fare qualche
ipotesi in più, è fuori ogni dubbio che la chiesa attuale abbia
origine negli anni successivi al mille, questo è testimoniato
dall'architettura stessa della chiesa. Ciò non esclude la
possibilità che un tempio magari più piccolo sia esistito nello
stesso luogo, oppure localizzato in un'altra zona del paese, a
conferma vi è la presenza di toponimi antichi all'interno delle
mura del tipo " luogo detto Pieve Vecchia". Anche la
distanza temporale che divide il passaggio del Santo e
l'edificazione della chiesa attuale è troppo ampia per escludere
l'esistenza di un 'altro tempio. Per un approfondimento leggere
"L'opera di San Verano" in queste stesse
pagine.
la festa e i
festeggiamenti
In questo
giorno molti Pecciolesi, emigrati altrove per ragioni di lavoro,
ritornano per antica tradizione, per qualche ora, con la vecchia
famiglia e con gli amici. In passato la festa del Patrono godeva
di una partecipazione pressoché totale della cittadinanza, già
dalla sera prima fervevano i preparativi sia per le celebrazioni che per
i festeggiamenti nelle famiglie. Dolci e uva secca castagne noci
e frutta secca in genere venivano venduti nei numerosi banchi che
arrivavano a Peccioli i giorni precedenti. Anche le botteghe
aprivano per l'occasione per vendere un po' di frutta e altri
generi. La mattina la festa veniva annunciata dal suono delle
campane a doppio, che svegliavano anche i più pigri, la piazza si
riempiva pian piano di gente che per l'occasione tirava fuori il
"vestito buono" come per Natale o per tutte le altre
feste più importanti. La Filarmonica provava il repertorio
musicale e gli addetti alle varie compagnie religiose
organizzavano la cerimonia insieme al Proposto e ai parroci.
Le due Confraternite principali erano quella dell'Assunta e
quella del Santissimo Sacramento le quali partecipavano
attivamente alla celebrazione, La prima veniva detta anche
compagnia di sotto o degli sbiaditi, soprannome datogli per
il colore azzurro chiaro della cappa, l'altra compagnia detta
"di sopra" (dalla localizzazione rispetto al centro del
paese) oppure anche denominata compagnia dei bianchi sempre per il
colore delle loro cappe. Durante la processione vi erano alcuni
confratelli delle due compagnie che erano detti mazzieri
portavano le insegne della confraternita, il santissimo Sacramento
a veva
il simbolo in forma di raggiere con la scritta IHS, L'Assunta
invece il simbolo Mariano M con l'effige della Vergine. un'altro
confratello suonava un
grosso campanaccio per avvertire tutti del passaggio del corteo.
I mazzieri avevano anche il compito di guidare il corteo con il
giusto ordine, compito che non doveva essere per niente facile
visto che la partecipazione totale implicava un corteo molto
lungo, quando il San Verano era in chiesa la coda della
processione era sempre in piazza del Carmine. In testa oltre
al presbiterio c'erano tutti i cittadini più in vista del Paese,
Il sindaco con gli assessori il maresciallo, il podestà, e poi
ancora tutti i notabili, i signorotti, i possidenti ecc. sempre in
testa al corteo c'erano gli addetti agli stendardi delle
compagnie, sorreggevano un 'asta lunga più di quattro metri
appoggiandola al "bossolo" una cintura di
cuoio con un supporto a forma di bicchiere. Quando nel dopoguerra
furono istallati i cavi per la rete elettrica fu necessario
accorciare le aste. In chiesa la statua veniva posizionata accanto
all'altare maggiore, e tutti si avvicinavano per toccarla e
baciarla, i confratelli delle compagnie per primi, tutti gli altri
a seguire. La sera poi nelle osterie si dava inizio ad una
celebrazione pagana della festa in onore a Bacco
impersonato in un Santo irlandese, Colombano del quale il
Bartoli dice: I
Pecciolesi manifestano questi sentimenti di simpatia e di
confidenza, festeggiando San Verano insieme al vino. Una strana
mescolanza. E siccome qualche volta sanno essere anche brillanti,
hanno parodiato perfino un inno religioso: "O San Verano,
insegnaci il buon vino...". Ma hanno torto. la festa del
vino dovrebbero celebrarla, se mai, con la festa di San
Colombano che con i suoi prestigiosi vitigni arricchì le
campagne di Peccioli.
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