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A Peccioli un dipinto di Simone Pignoni, Pittore Fiorentino
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A PECCIOLI, UN DIPINTO DEL PITTORE FIORENTINO SIMONE PIGNONI

Ritrovati inediti documenti nell’archivio parrocchiale

 

 

 

Durante l’ordinamento dell’archivio parrocchiale nella Chiesa di San Verano, sono venuti alla luce molti  documenti inediti sulla storia delle varie cappelle e chiese. Tra queste carte vi sono i “Ricordi e i partiti dell’Opera della Madonna del Fosso di Peccioli”.

Questa Chiesa, dedicata alla Madonna del Carmelo fu costruita agli inizi del ‘600, recuperando i materiali di alcune cappelle ormai dirute, come è testimoniato dall’epigrafe posta nel loggiato. Da una di queste cappelle, quella detta di Chiasso Gherardo fu staccato un’affresco e fu posto a decoro dell’altar maggiore della nuova chiesa. L’affresco, raffigurante La Vergine con il Bambino San Giuseppe e San Verano, fu ottimamente restaurato negli anni Ottanta, ed è conservato nella originale collocazione.  Prima di questo restauro l’affresco era coperto da una grande tela dipinta ad olio, una finestra centrale aperta sul dipinto lasciava vedere solo l'immagine della Vergine sull'affresco retrostante.

Il dipinto fu quindi rimosso e fu provvisoriamente posto sopra l’arcibanco nella cappella dell’Assunta, in San Verano, dove si trova tuttora.

Vi sono raffigurati, in alto, il Padre Eterno in gloria tra gli angeli, secondo l’iconografia veterotestamentaria del vecchio canuto ritratto di scorcio, che ammonisce con la mano destra il mondo intero; nella parte inferiore, quattro santi. E’ però difficile identificare con precisione questi personaggi a causa delle cattive condizioni conservative in cui si trova attualmente l’opera. Soltanto il secondo santo partendo da destra potrebbe essere identificato con il San Giovanni Battista, caratterizzato dalla veste povera, l’aspetto adolescenziale. All’angolo destro della composizione è effigiato un altro angelo che sostiene un lembo del mantello rosso del santo alla sua destra.

Il dipinto di grandi dimensioni, dagli scritti rinvenuti nell’archivio parrocchiale, può essere con buona certezza attribuito al pittore fiorentino Simone Pignoni, l’attribuzione è confermata anche dalla semplice analisi comparativa con altre opere.

La storia del dipinto ha origine nel lontano 1668, quando “Il giorno 21 dicembre  dal Reverendo Padre Lorenzo Danti, maestro di grammatica della contrada di Peccioli, fu presentato il testamento di messer Martino Giovannelli”. La chiesa era stata fondata da poco e si stava completando l’arricchimento degli arredi sacri. Nemmeno un mese dopo messere Martino Giovannelli “aggravato nel letto d’infirmità mortale” ricevette dal Padre Lorenzo Danti il Sacramento della Penitenza “e doppo, munito e cibato del santissimo viatico, mi domandò in carità che io volesse assistere ad una dichiaratione della sua volontà con metterla in privata scritta, come suo Nuncupativo Testamento e dichiaratione delli sua effetti, nella persona delle quali intendeva che vi trasferissero senza alcuna difficultà doppo la sua morte, e particulamente volendoli impiegare in luoghi pii con quelli testimoni soliti e consueti, ad effetto che testificassero come pregati, la volontà di detto messere Martino. Onde io, sopradetto Lorenzo Danti,...

Primieramente detto mastro Martino per salute del Anima sua lasciò e lascia, sotto qualsivoglia titolo che tutti li suoi crediti che tiene et ha con l’Infrasctritti creditori ascendenti a quella somma che si ritroverà doppo il calcolo fatto, quali denari si devino spendere semplicemente nella Tavola dell’Altare della Madonna del Fosso, nel pagare, se ciò fusse residuo di prezzo, e di farla condurre ad effetto che detto Altare resti abbellito della medesima Tavola, e detto denaro non si possa né deva spendere in altra opera pia...”.

La tavola fu presto commissionata, e quattro anni dopo, precisamente il 12 dicembre 1673, fu terminata, come testimonia il pagamento registrato nel libro contabile  “Stata perfetionata la Tavola dell’Altar Maggiore e quella stimata scudi dugentocinquanta, non comprensori dell’azzurro...”.

Novanta anni dopo la tavola non era in buone condizioni, e fu deliberata una somma per il restauro: Adì 12 ottobre 1763

Coadiuvati li signori Giovanni Battista Bastai e Francesco Pescatori, Operai della Madonna del fosso di Peccioli, in pieno numero per...

Avendo voluto nella visita fatta fare dal Signor Gasparo Masini pittore al quadro dell’Altar Maggiore della Chiesa di detta Opera, stato dipinto dal celebre pittore Pignoni, che il medesimo quadro sia pulito con essere in diversi luoghi scrostata la tinta dal mezzo in giù, oltre in due luoghi vi sono ancora due piccole rotture della tela e (stante) la relazione del predetto Sig. Gasparo Masini, che lo stesso quadro senza provvedimento potrebbe terminare d’andar male, perciò, con loro legittimo partito di voti due...

Attualmente il dipinto è in pessime condizioni,  la tela è rovinata in più punti, il colore è coperto da una spessa patina scura che non permette di vedere i colori, la cornice è mancante della parte inferiore.

Simone Pignoni pittore fiorentino attivo nell’arco di tutto il XVII secolo, fu allievo di Francesco Furini, e ne fu l’erede spirituale da cui prese il gusto per la pittura da camera e l’abitudine di ricavare dalla realtà le proprie creazioni.

Ritratto di Simone Pignoni

 

  

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